Esclusa aggravante omofoba, disposta anche l’espulsione
Accoltellamento – Condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione per il 20enne magrebino responsabile dell’aggressione avvenuta la sera del 23 novembre 2024 nel parcheggio di un fast-food situato lungo strada Trasimeno Ovest, alla periferia di Perugia. Il processo si è svolto con rito abbreviato e ha portato alla decisione del giudice che, oltre alla pena detentiva, ha stabilito anche l’espulsione dal territorio nazionale al termine della reclusione e un risarcimento provvisionale pari a 20.000 euro da versare alla vittima.
La vicenda risale alla tarda serata del 23 novembre 2024, quando, all’esterno del locale, si è verificato un violento alterco sfociato in un accoltellamento. A rimanere ferito un 22enne, raggiunto da diversi fendenti al torace che hanno provocato una grave lesione al lobo polmonare sinistro. Il giovane è stato immediatamente soccorso e ricoverato in ospedale, dove è rimasto in osservazione a causa della criticità delle condizioni iniziali.
Fin dall’inizio, la Procura della Repubblica aveva formulato l’accusa di tentato omicidio, ipotizzando come movente una presunta reazione alla difesa di un amico della vittima, che sarebbe stato oggetto di insulti omofobi. Secondo questa ricostruzione, la vittima avrebbe tentato di proteggere l’amico e, per questo motivo, sarebbe stato aggredito. Tuttavia, nel corso delle indagini, tale elemento non ha trovato conferme sufficienti e la presunta aggravante omofoba non è stata riconosciuta nel procedimento.
La difesa, affidata agli avvocati Fabio Ottaviani e Lorenzo De Luca, ha lavorato per dimostrare l’assenza di discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale. I legali hanno sottolineato come gli approfondimenti investigativi abbiano progressivamente smontato questa ipotesi, evidenziando piuttosto un’escalation verbale e fisica priva di connotazioni omofobe. La sentenza ha di fatto accolto la posizione sostenuta dalla difesa, escludendo l’aggravante e riducendo la portata del reato.
Il pubblico ministero Mario Formisano aveva richiesto una condanna pari a 4 anni di reclusione, ma il giudice ha applicato uno sconto di pena previsto dal rito abbreviato e ha tenuto conto della mancata sussistenza dell’aggravante contestata. Il rito alternativo, scelto fin dall’inizio dall’imputato, ha permesso infatti di abbreviare l’iter processuale e ottenere uno sconto di un terzo sulla pena base.
La decisione del tribunale include anche la disposizione dell’espulsione dell’imputato al termine dell’esecuzione della pena, come misura ulteriore legata alla sua posizione di cittadino straniero. Contestualmente, il giudice ha riconosciuto alla parte lesa un risarcimento provvisionale immediato di 20.000 euro, da versare a titolo di anticipo in attesa della quantificazione definitiva del danno in sede civile.
Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni. In quella sede si potranno conoscere nel dettaglio i criteri adottati dal giudice nella valutazione delle circostanze del caso, compresa la scelta di non riconoscere l’aggravante omofoba, nonostante le prime ricostruzioni investigative avessero suggerito una dinamica diversa. Le indagini, condotte nelle settimane successive al fatto, hanno rivelato infatti elementi discordanti rispetto alle iniziali ipotesi dell’accusa, inducendo il giudice a una diversa qualificazione giuridica dei fatti.
L’episodio aveva suscitato forte preoccupazione nell’opinione pubblica locale, sia per la violenza dell’aggressione sia per l’eventuale coinvolgimento di motivazioni legate all’orientamento sessuale, poi escluse. L’area del fast-food dove si è verificato l’accoltellamento è spesso frequentata da giovani e famiglie, il che aveva sollevato interrogativi sulla sicurezza urbana e sulla gestione di situazioni potenzialmente pericolose in luoghi ad alta affluenza.
L’identificazione del responsabile era avvenuta in tempi rapidi grazie alla visione delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nel parcheggio, nonché alle testimonianze raccolte sul posto. L’arresto del 20enne era stato eseguito poche ore dopo l’aggressione. Durante gli interrogatori, l’imputato non aveva fornito una versione univoca dei fatti, ma si era limitato a sostenere che la situazione fosse degenerata in seguito a uno scambio di insulti reciproci.
La prognosi iniziale del 22enne ferito era rimasta riservata per diversi giorni, ma le sue condizioni sono migliorate nel tempo, permettendogli di lasciare l’ospedale dopo alcune settimane di degenza. Resta comunque permanente il danno riportato al polmone sinistro, per il quale sarà avviata separata azione civile.
L’iter giudiziario si è quindi concluso in primo grado con una condanna moderata rispetto alle richieste dell’accusa, e con il riconoscimento solo parziale delle pretese risarcitorie. Le parti potranno presentare appello una volta depositate le motivazioni, mentre la parte civile ha già avviato le procedure per ottenere il risarcimento complessivo.

Commenta per primo