Presentato il Manuale del Calciatore di Agostino Di Bartolomei

_WEB9446(UJ.com3.0) PERUGIA – Tale padre e tale figlio, si usa dire. Ed è cosi anche nel caso di Agostino Di Bartolomei, grande protagonista del calcio degli anni 70-80, capitano della Roma del tandem Viola-Liedholme del figlio Luca, e non solo per la stretta somiglianza fisica ed espositiva. Ovviamente ci sono le differenze generazionali e quella elasticità che Luca ha evidenziato durante la presentazione del libro, omaggio alla memoria di un grande professionista morto suicida nel 1994, per non essere riuscito ad adattarsi ad un mondo che pure aveva frequentato e conosciuto a fondo. Salvo che come calciatore se l’era cavata- e bene- perchè era serio, si allenava, ed aveva qualità di prim’ordine.

Una volta attaccati gli scaripini al chiodo, la matassa si era aggrovigliata e lui non era stato capace di districarsi. Un corto circuito di cui lo stesso Luca ha parlato senza remore sabato mattina nella sala del consiglio della Provincia di Perugia, artefice della presentazione un grande appassionato di calcio, Giacomo Leonelli, presidente del Consiglio della Provincia. Presenti alla inziativa il Dg del Perugia Luigi Agnolin, Serse Cosmi e l’assessore allo sport della Provincia Roberto Bertini. Ha coordinato il dibattito il giornalista Mario Mariano, che ha anche sollecitato gli interventi di altri ospiti presenti alla manifestazione, quali i giornalisti Claudio Cagnazzo ed Umberto Marini e l’avvocato Fabrizio Leonelli.

“Agostino Di Bartolomei era il capitano di una squadra di calcio che conosce le regole, e che le sa rispettare: il libro che i suoi familiari hanno voluto pubblicare è il sacrosanto omaggio ad un grande calciatore ed ad un grande uomo, che aveva un solo difetto per il calcio di ieri e di oggi: parlava poco”: Luigi Agnolin, ora Dg del Perugia calcio, ha dato una puntuale e circostanziata testimonianze di un dei calciatori simboli della Roma di tutti i tempi, quella che vinse lo scudetto e perse la Coppa dei Campioni ai rigori contro il Liverpool.

“Una settimana dopo che assunsi la carica di direttore generale della Roma( era il 1994) ebbi il triste compito di presenziare come dirigente romanista ai funerali di Agostino dopo il suo tragico gesto- ricorda sempre Agnolin- .Da allora è nato, e si è rafforzato nel tempo, un sentimento di stima e amicizia profonda con Marisa, che chiamo con il solo nome per testimoniare l’affetto che nutro per lei, per Luca, per tutti i familiari di Agostino.Lui ha lasciato molti messaggi al mondo del calcio, e spero che le nuove generazioni, attraverso il suo “Manuale del calcio” riescano a coglierne qualcuno, ad esempio che il calcio è” semplicità “, come molto opportunamente dice il sottotitolo del libro.

“Quale ricordo ho di lui ? quando si avvicinava a me per chiedere, in qualità di capitano, una spiegazione, lo faceva come recita il regolamento, e cioè con le braccia dietro la schiena, per rispetto di una regola e dei ruoli”.

A svelare un particolare curioso, durante la presentazione del libro postumo, appena uscito, pubblicato da Fandago Libri, ci ha pensato Luca il primogenito della bandiera della Roma di Niels Liedhom: “Tutto vero ciò che ha detto Agnolin,mio padre era ligio alle regole, salvo che fu proprio lui a decretare la prima ed unica espulsione della sua lunga carriera”

La presentazione del volume postumo, pubblicato dopo molti anni , “ perché il manoscritto sul quale papà aveva lavorato per lungo tempo, lo abbiamo ritrovato dentro uno scatolone per via dei tanti traslochi fatti dalla mia famiglia dopo la disgrazia”, racconta Luca ad una scolaresca della scuola media San Paolo ,nella sala del consiglio della Provincia, durante la tavola rotonda fortemente voluta dal Presidente del consiglio provinciale Giacomo Leonelli, amico di lunga data di Luca di Bartolomei.

Mario Mariano ha accostato Di Bartolomei ad altri campioni del passato, di un calcio non ancora inquinato dalla tv e dalle scomesse clandestine, come Scirea, Zoff, Facchetti ed Antognoni. Aneddoti, riflessioni, analisi: una full immersion che tutti hanno mostrato di gradire:

“Il mio primo modello come calciatore, per me tifoso della Roma , e’ stato Ciccio Cordova, il secondo Agostino di Bartolomei- ha ricordato Cosmi-Molti pensano che nel calcio sia utile la parlantina sciolta, la leaderschip si esercita anche con gli sguardi, con i silenzi. In Bari- Perugia del 2001, chiuso in svantaggio di tre reti nel primo tempo, la grande rimonta, con vittoria finale per 4-3 fu possibile grazie ad un totale silenzio durante l ‘ intervallo che fu più’ efficace di mille parole. Ecco mi viene in mente questo ricordo per dire che Di Bartolomei era efficace anche parlando poco, ma dando esempio nei comportamenti”.

Commovente il ricordo di Luca Di Bartolomei rivolto ai ragazzi presenti : “Avevo all’incirca la vostra età , quando rimasi orfano; non riuscivo a comprendere il gesto tragico di mio padre; mi è mancato nella mia fanciullezza, nella mia formazione. Se penso di averlo perduto perché dentro di lui si sia creato un corto circuito di incomprensioni con quel mondo al quale lui aveva dato tanto, mi crea ancora tanta rabbia; quello era un calcio cialtrone , e lui era così poco incline agli adattamenti, alla flessibilità ipocrita.Mi conforta il fatto che il suo ricordo di calciatore e professionista sia ancora vivo tra i tifosi, se oggi c’è questo libro è per sostenere la formazione dei giovani che si avvicinano al calcio, per aiutare anche quei ragazzi sfortunati delle borgate romane portatori di handicap, che hanno tutto il diritto di divertirsi, perché il calcio è semplicità, come diceva Agostino”.

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