A Palazzo Vallemani, dal 12 al 20 settembre, la mostra di Schmimo: uno sguardo «spietatamente tenero» sull’umanità e sulle sue convenzioni
di Antonella Valoroso
C’è un modo di guardare il mondo che non si accontenta della superficie. È uno sguardo capace di fermarsi su una piuma spiegazzata, su una pila di cuscini durante le pulizie, su una frase marginale letta per caso, sul volto di uno sconosciuto. Dettagli apparentemente insignificanti che, nell’occhio dell’artista, possono improvvisamente aprire uno squarcio sulla realtà.
È proprio attraverso quello squarcio che invita a guardare la mostra di Regine Schmidt-Morsbach, in arte Schmimo, ospitata dal 12 al 20 settembre negli spazi della Società culturale Arnaldo Fortini a Palazzo Vallemani, in via San Francesco 12 ad Assisi. L’inaugurazione è in programma venerdì 12 settembre alle ore 18. La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 17 alle 22, con ingresso gratuito.
Il titolo ideale dell’esposizione è già contenuto nelle parole di Gilles Deleuze e Félix Guattari: «Gli uomini, incessantemente, fabbricano un ombrello che li ripari, e sulla parte interna disegnano un firmamento e scrivono le loro convenzioni, le loro opinioni; ma a praticare uno squarcio nell’ombrello ci pensano il monaco mendicante, il poeta e l’artista». È difficile immaginare una citazione più adatta a raccontare il lavoro di Schmimo. Perché la sua arte nasce prima ancora del gesto pittorico: nasce dall’osservazione. L’artista attraversa il mondo con gli occhi spalancati, raccogliendo frammenti, posture, gesti, situazioni che lo sguardo distratto normalmente lascia cadere ai margini. Poi arriva l’acquerello. E ciò che era un frammento di quotidianità si trasforma in qualcosa di sospeso, ironico, poetico. L’acqua e il colore non definiscono semplicemente la realtà, ma ne lasciano affiorare una dimensione più profonda. Le forme sembrano talvolta dissolversi, i contorni perdere consistenza, proprio mentre diventano più eloquenti.
È questa la particolare forza degli acquerelli di Regine Schmidt-Morsbach: raccontare ciò che si nasconde dietro ciò che appare. Attraverso trasparenze, velature e improvvise accensioni cromatiche, l’artista riesce a cogliere l’anima dei suoi personaggi, affidandosi a dettagli minimi ma rivelatori: un gesto, una postura, il modo di stare in mezzo agli altri.
Il suo è soprattutto un teatro dell’umanità. Ricevimenti, foyer, cocktail, feste, incontri mondani: luoghi nei quali si mettono in scena relazioni, ambizioni, vanità e convenzioni. Schmimo osserva quella commedia sociale con uno sguardo lucidissimo, quasi quello di un’entomologa che studia i comportamenti di una specie. Ma la sua non è una catalogazione fredda. Al contrario, dietro ogni personaggio l’artista sembra cercare la fragilità che si nasconde dietro la posa.
Non a caso ha definito il proprio sguardo «spietatamente tenero». Spietato, perché non risparmia le debolezze, le contraddizioni, le piccole illusioni attraverso cui gli esseri umani costruiscono la propria rappresentazione sociale. Tenero, perché non c’è mai vera condanna: dietro la vanità c’è una vulnerabilità, dietro una maschera una storia, dietro ogni atteggiamento una persona. Proprio in questo equilibrio tra ironia e compassione la mostra di Assisi trova una particolare risonanza. Perché Assisi è, per eccellenza, il luogo di chi ha saputo guardare oltre le convenzioni, mettendo in discussione le forme consolidate dell’apparire e del possedere. Il Poverello di Assisi, come il monaco mendicante evocato da Deleuze e Guattari, è colui che rompe l’ombrello, apre una fenditura e lascia entrare un’altra luce. L’artista, il poeta e il frate condividono così, pur nella distanza dei loro linguaggi, un gesto essenziale: interrompere la consuetudine dello sguardo. Schmimo lo fa attraverso l’acquerello, trasformando la vita quotidiana in una lente attraverso cui osservare l’uomo. Non per giudicarlo, ma per comprenderlo.
La mostra di Palazzo Vallemani diventa allora non soltanto un incontro con una raffinata tecnica pittorica, ma un invito a cambiare prospettiva. A lasciarsi sorprendere da ciò che normalmente passa inosservato. A riconoscere, dentro una scena apparentemente ordinaria, la complessità di un’esistenza. E forse è proprio questo il senso più profondo di quello «squarcio nell’ombrello»: non distruggere il mondo delle convenzioni, ma aprirlo. Quanto basta perché, attraverso una trasparenza d’acquerello, possa filtrare qualcosa di inatteso.
Regine Schmidt-Morsbach (Schmimo) – Acquerelli
Palazzo Vallemani, Via San Francesco 12, Assisi
12–20 settembre 2026
Inaugurazione: venerdì 12 settembre, ore 18
Orari: tutti i giorni, 17–22
Ingresso: gratuito

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