Fortuna e mito di Raffaello in Umbria, inaugurata la mostra [Galleria foto]


Fortuna e mito di Raffaello in Umbria, inaugurata la mostra

Dal 26 settembre 2021 al 16 gennaio 2022, la città di Perugia ospiterà presso il Museo civico di Palazzo della Penna, la mostra FORTUNA E MITO DI RAFFAELLO IN UMBRIA, organizzata dal Comune di Perugia – Assessorato alla Cultura. L’evento espositivo, inserito nelle Celebrazioni Nazionali per il quinto centenario della morte di Raffaello, fa parte del più ampio percorso cittadino “Perugia celebra Raffaello” e del ricco programma “Raffaello in Umbria” coordinato dal Comitato organizzatore regionale.

Nel corso della mattinata del 25 settembre la mostra è stata presentata a stampa e pubblico presso il salone di Apollo. L’assessore alla cultura ha parlato di “giorno lieto” per la città perché si inaugura un’esposizione su cui il Comune di Perugia ha lavorato per lungo tempo, ossia circa 3 anni, con impegno e con tanti debiti di gratitudine. Tutto questo è divenuto realtà nonostante le molteplici restrizioni legate al contenimento del covid-19 che hanno rallentato in maniera significativa le celebrazioni raffaellesche in tutta Italia. Ebbene, pur con ciò, Perugia ha scelto di non mollare ottenendo alla fine il risultato sperato.

Perugia – continua l’assessore – ha un legame speciale con Raffaello; per tale ragione la mostra rappresenta un atto dovuto per celebrare al meglio questo connubio. Va ricordato, infatti, che Raffaello fu allievo del Perugino e nel Capoluogo umbro realizzò mirabili opere, la maggior parte delle quali, purtroppo, è approdata altrove. Dalla giornata odierna – conclude l’assessore – viene consegnato idealmente alla città questo grande evento, con soddisfazione, ma soprattutto con la certezza che i cittadini sapranno apprezzarne il valore e la bellezza.

La mostra, voluta fortemente dal Comune di Perugia come omaggio al grande artista, che nella città umbra si formò accanto a Pietro Perugino, ripercorre fortuna e mito dell’Urbinate attraverso dipinti, incisioni, disegni e ceramiche dal Cinquecento al Novecento e propone un percorso che costituisce un parallelo, sul piano delle testimonianze visive, dei numerosi documenti letterari e di storia della critica che pure saranno oggetto dell’esposizione. La curatela scientifica è affidata a Francesco Federico Mancini, docente di storia dell’arte moderna nell’Ateneo di Perugia, che a più riprese si è occupato di Raffaello riservando particolare attenzione al periodo umbro e agli anni giovanili.

La città di Perugia non poteva non rendere omaggio al grande maestro urbinate ed è per questo che ha organizzato un’iniziativa che ne ricordasse la statura artistica e desse conto, al tempo stesso, del vasto e ininterrotto successo che, partendo dai suoi contemporanei giunse fino al Novecento. A Perugia infatti l’artista lasciò supremi capolavori come la Pala Colonna, la Pala Oddi, la Madonna Conestabile, la pala Ansidei, il Trasporto Borghese e l’Incoronazione di Monteluce (suo è solamente il disegno).

Purtroppo occorre registrare che delle molte opere realizzate da Raffaello a Perugia rimane un solo esemplare: l’affresco della Cappella di San Severo, eseguito su commissione dei monaci camaldolesi intorno al 1505. Migrate già nel Seicento alla volta del collezionismo privato il Trasporto Borghese e la Pala Colonna, il resto fu asportato forzosamente dai commissari napoleonici preposti al compito di requisire ciò che dell’artista restava sugli altari. Si salvò soltanto la Madonna Conestabile, piccolo gioiello in mani private, che tuttavia fu alienato nel 1871 prendendo la via della Russia zarista.

Il progetto e la curatela della mostra intendono mettere a fuoco il riflesso che il segmento artistico del Raffaello umbro ha esercitato su pittori, incisori, maestri del vetro, ceramisti, miniaturisti, i quali hanno fedelmente tradotto le sue opere fornendo a volte un’originale interpretazione. Dalle 99 opere esposte in mostra esce uno spaccato inedito e di grande interesse che testimonia come nel corso dei secoli il messaggio del maestro urbinate sia stato recepito e registrato.

Un importante corredo all’esposizione è il ricco catalogo a colori, edito da Aguaplano, il cui contributo centrale è costituito dal corposo saggio del curatore Francesco Federico Mancini, che si presenta come un’ampia e accurata discussione dei circa cento pezzi in mostra, opportunamente contestualizzati. Gli altri saggi indagano la fortuna di Raffaello in età napoleonica (Cristina Galassi, Raffaello e l’età napoleonica: le ragioni di un mito universale); il vasto tema delle traduzioni a stampa dell’opera del Sanzio (Anna Cerboni Baiardi, Il giovane d’Urbino, i suoi incisori, la bellezza e il successo nelle stampe); la Fortuna espositiva di Raffaello tra Otto e Novecento (Cecilia Prete). Il catalogo è corredato da agili schede delle opere in mostra e da una più dettagliata analisi del cospicuo blocco di opere provenienti dall’Accademia Raffaello di Urbino (a cura di Valentina Battisti).

La mostra gode dell’interesse e della sponsorizzazione della ditta Connesi spa che ha aderito al progetto con entusiasmo fornendo un prezioso supporto alla realizzazione. Nel corso dei mesi di apertura della mostra, saranno numerosi gli eventi collaterali (visite guidate, conferenze, percorsi guidati ai luoghi delle opere dell’artista) che s’incaricheranno di tenere viva l’attenzione del pubblico di appassionati, visitatori e turisti durante tutto il periodo di apertura della mostra.

CAPPELLA DI SAN SEVERO

Il Comune di Perugia ha l’onore di prendersi cura e di valorizzare l’unica opera di Raffaello rimasta in città: l’affresco raffigurante la Trinità e Santi benedettini e camaldolesi conservato all’interno della Cappella di San Severo (1505-1508 ca.) che, dopo la prematura morte del grande artista urbinate, fu portato a termine dal suo ormai anziano maestro Pietro Perugino esattamente cinquecento anni fa, nel 1521. Quell’opera, per il fatto di essere eseguita da Raffaello direttamente sull’intonaco, ha un valore ancora più marcato giacché testimonia la sua presenza fisica in città e, avendo avuto in sorte di mantenere intatta la sua “inamovibilità”, può considerarsi oggi, nella sua unicità, un monumento a quella presenza.

È proprio da quella presenza, rimasta costante nei secoli e coscientemente preservata da generazioni di perugini che, idealmente, prende le mosse questa mostra e i temi che illustra e approfondisce. In primo luogo infatti, l’affresco rimase incompiuto proprio perché la sua esecuzione in parte coincise con il principio sia della fortuna di Raffaello come artista, grazie al folgorante successo riscosso a Roma presso la corte pontificia, sia del suo mito, il quale nacque e crebbe contestualmente all’evolversi della sua pittura e all’espandersi della sua fama. E Perugia, città dove Raffaello non ebbe più modo di tornare per finire l’affresco, ma per le cui chiese e palazzi continuò a dipingere e a progettare opere, è davvero uno spartiacque fondamentale nella carriera dell’urbinate: arrivò qui come un promettente pittore adolescente e se ne andò, forte dell’esperienza nella bottega cittadina di Perugino, come giovane e straordinario artista.

La Cappella di San Severo è il luogo dove il destino ha voluto che allievo e maestro dialogassero tra loro un’ultima volta, seppur a distanza, eternando nel colore un’esperienza artistica condivisa che ha segnato la storia; ma è anche lo spazio in cui ancor oggi migliaia di turisti e perugini entrano direttamente in quella storia che cinquecento anni fa era ancora al suo principio e che oggi conosciamo in tutta la sua eccezionalità e vastità. È quella  presenza, dunque, la “prima” opera della mostra che oggi presentiamo, quella da cui idealmente si può far partire la fortuna e il mito di Raffaello in Umbria, ovvero la persistenza, anche nell’assenza, del suo incredibile portato creativo, capace nei secoli di intrecciarsi alle setole dei pennelli di innumerevoli artisti in tutto il mondo, ai percorsi estetici e culturali di schiere di letterati, intellettuali, studiosi, fin dentro alla percezione e alla privata ispirazione di chiunque ne abbia ammirato l’opera.

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