Indagato un ex collega ucraino, sequestrata l’abitazione
La Procura di Spoleto ha disposto il fermo di Shuryn Dmytro, cittadino ucraino del 1992, accusato di aver ucciso e smembrato Bala Sagor, giovane originario del Bangladesh. La vittima era scomparsa il 18 settembre e il corpo è stato ritrovato il 22 dello stesso mese. Secondo quanto riferito dalla Procura, l’indagato è sospettato di aver commesso il delitto seguito dal tentativo di occultamento per ostacolare le indagini.
Determinanti sono state le testimonianze raccolte tra conoscenti della vittima e vicini dell’uomo, oltre all’analisi dei filmati delle telecamere di sorveglianza posizionate nell’area del ritrovamento. Le immagini hanno permesso di ricostruire gli spostamenti e hanno confermato la presenza dell’indagato vicino al luogo del fatto.
Le forze dell’ordine, con la Compagnia Carabinieri di Spoleto e la sezione di Polizia giudiziaria della Procura, hanno eseguito perquisizioni nell’abitazione del fermato, che era collega della vittima fino a pochi mesi prima. Nell’abitazione e in una cantina annessa sono stati sequestrati oggetti ritenuti utili per ulteriori approfondimenti, assieme a un’autovettura intestata alla madre dell’uomo e al suo cellulare.
L’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio, assistito dall’avvocato, mentre il materiale sequestrato è ora oggetto di esami tecnici. Secondo l’ipotesi della Procura, il movente potrebbe derivare da questioni finanziarie, con un diverbio tra i due sfociato nell’omicidio. Alcuni colleghi hanno riferito delle difficoltà economiche dell’uomo legate al gioco d’azzardo e diverse richieste di prestiti.
Le indagini proseguono sull’analisi dei tabulati telefonici per chiarire le comunicazioni fra la vittima e l’indagato nei giorni precedenti, in particolare sul presunto incontro avvenuto la mattina della scomparsa. Continuano anche le verifiche sulle telecamere nelle vicinanze del parco dove sono stati rinvenuti i resti e lungo il percorso che collega il luogo con l’abitazione del sospettato, distante poche centinaia di metri.
Il procuratore capo Claudio Cicchella guida l’inchiesta che mira a ricostruire le circostanze esatte del delitto e i motivi dietro il gesto. L’indagato rimane in carcere ma, in attesa della sentenza definitiva, è considerato presunto innocente.

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