Incendio a Umbertide, un morto e un fermato, una città sconvolta, il giorno dopo

 
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Incendio a Umbertide, un morto e un fermato, una città sconvolta, il giorno dopo

Incendio a Umbertide, un morto e un fermato, una città sconvolta, il giorno dopo. UMBERTIDE – Saaid Rakrak, 55 anni, marocchino, originario di Casablanca, senza fissa dimora, con permesso di soggiorno scaduto e residente da più di vent’anni ad Umbertide, è morto, forse bruciato vivo o più probabilmente, soffocato da un fumo di quel capannone preso a fuoco. E’ in stato di fermo un suo connazionale K.E. di 39 anni, anche lui privo permesso di soggiorno. L’accusa è quella di omicidio e incendio doloso. Sarebbe stato lui – secondo le prime indagini dei carabinieri – a cospargere di alcool la porta di capannone, dove Rakrak dormiva. Le fiamme in poco tempo hanno invaso la struttura non lasciando scampo all’immigrato.

I carabinieri giunti sul posto hanno tentato di spegnere il fuoco con un estintore. A nulla è servito. Il tutto è accaduto in via Emilia intorno attorno alle 23, in un ex tabacchificio abbandonato da anni vicino al centro islamico di via Battisti. Un posto dove i due immigrati vivevano, nonostante l’ordinanza sindacale di sgombero. L’edificio, più volte messo in sicurezza dai proprietari. era stato ugualmente occupato. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Città di castello con 5 squadre.

Sembra che il dissidio tra i due sia scoppiato nel pomeriggio di martedì. Secondo le prime indagini, pare che il più giovane si sia voluto vendicare per una ferita alla testa infertagli dal Rakrak. L’incendio partito dalla stanza dove alloggiava la vittima si è diffuso rapidamente a quasi tutto lo stabile, danneggiandolo gravemente. Una parte del tetto è crollata. Un vigile del fuoco è rimasto ferito colpito una tegola ad una spalla. A coordinare le indagini dell’Arma il pm Gemma Miliani. L’autopsia sarà eseguita dal dottor Sergio Scalise. Paolo Ippoliti.

Il tutto ovviamente ha generato un generale tra i cittadini. La politica ha preso il sopravvento in particolare la Lega Umbra che non ha perso un attimo per dire la sua. «Questa è la situazione che Umbertide ha ereditato dal Partito Democratico – afferma il deputato Marchetti -. “Una realtà multietnica dove l’equilibrio sociale viene costantemente scosso dalla presenza fuori controllo di cittadini stranieri e immigrati irregolari che imperversano impuniti sul territorio e rendono alcune zone impossibili da percorrere di notte per i cittadini. Mi occuperò personalmente di informare il Ministro Salvini già a conoscenza della situazione legata alla realizzazione della Moschea, delle criticità  che insistono sul territorio»

Sulla questione anche il consigliere regionale Lega Valerio Mancini per il quale: «Dopo i fatti di Città di Castello la scorsa settimana, ancora stranieri protagonisti della cronaca locale. Mi chiedo dove sia l’integrazione che la sinistra tanto decanta? Bene fa il nostro Matteo Salvini a chiudere i porti. Per quanto mi riguarda blocco immediato delle moschee in Umbria ed espulsione diretta di certi soggetti da tempo ad Umbertide senza un regolare permesso».

Anche i vertici di Fratelli d’Italia in Umbria, Franco Zaffini, Emanuele Prisco e Marco Squarta, hanno commentato: «L’immigrazione incontrollata e clandestina genera degrado, insicurezza e un altissimo rischio di atti criminali».

Ma è intervenuto anche Marco Vinicio Guasticchi, vice presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria: «No a facili strumentalizzazioni e proclami politici sulla pelle di chi ogni giorno vive a contatto con problemi e vicende che purtroppo non risparmiano nessuna area geografica del paese».

Luca Carizia, il neo sindaco leghista non ha dubbi quanto accaduto a Umbertide. «Politicamente è un problema di ordine pubblico è chiaro che si tratta di due cittadini irregolari che vivevano illegalmente in un edificio abbandonato. Qui non dobbiamo generalizzare. C’è una parte sana dell’immigrazine, che lavora e rispetta le nostre leggi e una parte irregolare clandestina dove metterci le mani è molto difficile. Aspetto un aiuto anche da chi è sopra me che ha più potere di quello che ha un sindaco».

L’Iman Chafiq El Oquayly è sconvolto: «Siamo profondamente turbati dall’accaduto – dice – e molto dispiaciuti per la morte di un uomo sfortunato che ha avuto in destino una vita molto dura. Voglio però sottolineare che questa brutta vicenda, di cui la responsabilità è esclusivamente di singoli, non deve ricadere su tutta la comunità musulmana locale, fatta di persone integrate e rispettose della legge. Il Centro islamico continuerà a lavorare per la concordia e l’unità tra le nostre comunità».

Il Movimento Cinque Stelle di Umbertide invita alla riflessione: «Purtroppo, quanto preconizzato da tanti cittadini è successo, naturalmente non siamo qui per speculare, come tragiche Cassandre, su quanto accaduto ieri notte in via Emilia ad Umbertide. Una vita, la vita, è quanto di più sacro può esserci al mondo, e non può e non deve essere oggetto di facili strumentalizzazioni. Ma farci riflettere sì, non nella spasmodica ricerca, novelli Sherlock Holmes, di indizi volti ad individuare il reo di un crimine efferato, ma sulla condizione che vive la nostra città. Umbertide sconta anni di indifferenza rispetto ai problemi di integrazione, di controllo del territorio, di sicurezza, per colpa, questo sì, di chi oggi si affretta, a livello regionale (moderno salvatore della patria e tutore dei superstiti umbertidesi) a trovare “momenti di riflessione”. Noi siamo qui in primo luogo a piangere una vita spezzata, a cercare di capire i perché, a ricordare quanto non è stato ancora fatto, pronti a vigilare perché sia fatto quanto promesso agli Umbertidesi, memori che, chi oggi comanda, lo fa in associazione con coloro che fino ad oggi hanno governato determinando la situazione che Umbertide oggi vive».

“Non è un fatto marginale quello accaduto ad Umbertide la notte tra martedì e mercoledì scorso. Non lo è perché un uomo è morto. Non lo è perché emblematico di una situazione che va affrontata con decisione, come finora non è mai stato fatto”. Umbertide cambia valuta senza polemiche e pregiudizi l’episodio. Due gli aspetti sui quali agire, spiega il movimento civico in un comunicato. “Primo: è stato ed è un errore chiudere gli occhi di fronte alle diverse forme di illegalità, basta. Secondo: condividere un nuovo patto di cittadinanza con le comunità straniere. Rispetto al primo aspetto occorre dare immediatamente un messaggio forte alla città: lotta ad ogni forma di reato, che sia presenza clandestina, occupazione abusiva degli spazi, spaccio di droga, abusi edilizi, forme di lavoro irregolare. Scopriamo la pentola senza timore di chi troviamo dentro il cambiamento nell’affrontare queste situazioni deve essere netto. Parallelamente all’azione di controllo e repressione occorre mettere in campo strumenti di natura sociale e culturale, utili a prevenire e limitare situazioni di marginalità ed illegalità: spazi abitativi, fondo per l’occupazione di fasce marginali, strumenti a supporto della formazione dei giovani in ambito scolastico, sportivo, culturale, recupero delle aree degradate, ma prima ancora un nuovo patto di cittadinanza con le comunità straniere fondato sulla condivisione delle responsabilità”. “Dal loro interno – sottolinea Gianni Codovini, consigliere comunale di Umbertide cambia – deve nascere l’idea di favorire nuove opportunità così come la possibilità di gestire casi di marginalità. E dal loro interno deve crescere una nuova forma di collaborazione con le istituzioni, siano esse preposte all’ordine pubblico o alla protezione sociale. Questo il significato del Patto di cittadinanza che più volte abbiamo tentato di proporre: diritti e doveri, opportunità e responsabilità. Questa, secondo noi, è la strada della convivenza ed il passaggio verso l’integrazione”.

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