Rave sui Monti Martani: oltre mille identificati dalla Digos
📌FLASH NEWS – Rave sui Monti Martani, la Polizia di Stato segnala i partecipanti alla Procura di Spoleto per invasione di terreni. Oltre mille persone identificate dopo il raduno non autorizzato dal 27 al 30 giugno, concluso senza incidenti.
Gli accertamenti dopo il raduno sui Monti Martani
La Polizia di Stato di Perugia ha segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto i partecipanti al raduno musicale non autorizzato organizzato sui Monti Martani tra il 27 e il 30 giugno. L’ipotesi contestata al termine degli accertamenti è quella di invasione di terreni.
Il provvedimento rappresenta l’esito dell’attività investigativa avviata dopo il rave party che aveva richiamato centinaia di persone nell’area dei prati di Terzo San Severo di Spoleto, su una vasta zona campestre di natura demaniale.
Le verifiche sono state condotte dalla Digos della Questura di Perugia, con il supporto del personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Spoleto. Parallelamente, la Divisione Anticrimine della Questura di Perugia sta svolgendo ulteriori approfondimenti finalizzati alla possibile adozione di misure di prevenzione nei confronti dei soggetti individuati.
Le prime segnalazioni arrivate al numero 112
L’intervento delle forze dell’ordine era iniziato in seguito alle segnalazioni di alcuni cittadini al Numero unico di emergenza 112. Tra il 27 e il 30 giugno era stato infatti rilevato un consistente movimento di automobili e camper diretti verso i prati di Terzo San Severo.
Gli equipaggi della Questura di Perugia e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Spoleto, insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, avevano raggiunto la zona interessata dal raduno. All’arrivo degli operatori, nell’area erano già presenti centinaia di persone e attrezzature acustiche utilizzate per lo svolgimento dell’evento musicale.
La concentrazione di partecipanti e mezzi aveva quindi richiesto l’attivazione di un dispositivo articolato, destinato sia al controllo dell’area sia alla gestione degli ulteriori arrivi.
Presidi sulle due strade di accesso al raduno
Il Questore di Perugia aveva disposto con specifica ordinanza servizi mirati di ordine e sicurezza pubblica. Il dispositivo prevedeva il presidio delle due vie attraverso le quali era possibile raggiungere la zona del rave, una dal versante di Spoleto e l’altra da quello di Massa Martana.
L’obiettivo era monitorare quanto stava accadendo e, nello stesso tempo, limitare l’arrivo di ulteriori partecipanti. Alla gestione della situazione avevano preso parte diversi corpi e strutture operative.
A tutela dell’incolumità pubblica era stata inoltre assicurata la presenza continuativa dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale di Spoleto e del personale sanitario del 118. Il dispositivo era quindi rimasto operativo durante lo svolgimento del raduno e nelle successive fasi di deflusso.
Il dispositivo delle forze dell’ordine
Alle operazioni di monitoraggio avevano partecipato la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, insieme ai reparti inquadrati provenienti da Bologna, Firenze, Roma e Senigallia.
I controlli effettuati lungo le direttrici di accesso avevano permesso agli operatori di intercettare persone e veicoli diretti verso la località del raduno. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, questa attività aveva contribuito a contenere la portata dell’evento, evitando un ulteriore incremento delle presenze.
Un ruolo specifico era stato svolto dalla Digos della Questura di Perugia, impegnata nel monitoraggio del rave durante tutte le sue fasi. L’attività era proseguita anche durante l’allontanamento dei partecipanti, con particolare attenzione agli aspetti relativi all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Il deflusso iniziato nella mattina del 30 giugno
La fase conclusiva del raduno era iniziata nella mattinata del 30 giugno. I partecipanti avevano progressivamente smontato e rimosso le strutture installate nell’area campestre per poi lasciare i prati dei Monti Martani.
Il deflusso si era sviluppato principalmente in direzione di Massa Martana, dove era stato predisposto un ulteriore dispositivo congiunto delle forze dell’ordine. Proprio durante questa fase gli operatori avevano proceduto alle identificazioni.
Complessivamente sono state identificate più di mille persone. Si tratta, in prevalenza, di giovani con un’età compresa tra i 19 e i 30 anni, residenti in diverse zone d’Italia. Tra i partecipanti individuati figuravano anche persone provenienti dall’estero.
L’attività di controllo aveva consentito di seguire progressivamente l’uscita dei mezzi e dei partecipanti dalla zona interessata dal raduno.
Il rave terminato senza incidenti
Nonostante il numero elevato di presenze e la necessità di predisporre un ampio dispositivo di sicurezza, il raduno si era concluso senza incidenti tra i partecipanti e senza conseguenze per gli abitanti della zona.
Il presidio delle vie di accesso e il monitoraggio dell’area erano proseguiti fino alla conclusione delle operazioni, permettendo alle forze dell’ordine di acquisire gli elementi necessari per i successivi approfondimenti investigativi.
Una volta terminata la fase operativa sul territorio, la Digos della Questura di Perugia, coadiuvata dal personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Spoleto, ha avviato gli accertamenti sulle persone identificate durante il deflusso.
Le segnalazioni alla Procura della Repubblica di Spoleto
Al termine dell’attività investigativa, i partecipanti interessati dagli accertamenti sono stati segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto per invasione di terreni.
Il procedimento rappresenta quindi lo sviluppo giudiziario dell’attività iniziata nei giorni del raduno e proseguita successivamente attraverso l’esame degli elementi acquisiti dagli investigatori.
Contestualmente, la Divisione Anticrimine della Questura di Perugia sta effettuando approfondimenti sui soggetti individuati. Gli accertamenti sono finalizzati a valutare l’eventuale emanazione di misure di prevenzione nei loro confronti.
L’attività delle autorità non si è dunque conclusa con lo sgombero spontaneo dell’area e con l’identificazione dei partecipanti, ma è proseguita nelle settimane successive sul piano investigativo e amministrativo.
Resta fermo il principio secondo cui le persone sottoposte a indagine devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna, secondo quanto previsto dall’ordinamento.

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