Botteghe storiche, l’Umbria approva il piano di salvaguardia

Botteghe storiche, l'Umbria approva il piano di salvaguardia

Nuove tutele per il commercio tradizionale di Perugia e borghi

 

Perugia, 5-03-2026 _L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha sancito un impegno solenne per la difesa del proprio patrimonio produttivo e identitario. Con una votazione che ha visto la convergenza totale di tutti i gruppi politici, Palazzo Cesaroni ha dato il via libera a una risoluzione che impone alla Giunta regionale di intervenire con urgenza nella protezione delle attività commerciali e artigianali con radici profonde nel territorio. Il documento, frutto di un’intensa attività della Seconda commissione, punta a inserire tutele blindate all’interno della riforma dei Testi Unici del Commercio e dell’Artigianato. L’obiettivo dichiarato è quello di sottrarre i piccoli centri e i borghi umbri all’erosione causata dalla globalizzazione selvaggia e dall’avanzata inarrestabile del mercato digitale, come riporta il comunicato dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria.

Uno dei pilastri della manovra riguarda la creazione di un registro ufficiale dedicato esclusivamente alle attività di pregio. L’Albo regionale delle Botteghe Storiche, Artigiane e del Commercio dell’Umbria non sarà una semplice lista anagrafica, ma un vero strumento di certificazione della qualità. Per accedervi, le imprese dovranno dimostrare un’anzianità di servizio di almeno trent’anni. Questo requisito, abbassato rispetto alle ipotesi iniziali per includere una platea più vasta di esercizi, serve a premiare la resilienza di chi ha mantenuto viva una vetrina nonostante le crisi economiche. Oltre al fattore temporale, il regolamento valuterà la continuità familiare o professionale e, soprattutto, l’impiego di tecniche di lavorazione tipiche del contesto locale, garantendo la sopravvivenza del cosiddetto “saper fare” umbro. La risoluzione pone un accento particolare sull’aspetto materiale del commercio tradizionale. Non basta l’anzianità: per essere riconosciuti, i locali dovranno rispettare severi criteri di decoro. Saranno valorizzati gli esercizi che conservano arredi d’epoca, elementi architettonici di pregio o strumenti di lavoro che raccontano la storia del luogo. Le botteghe vengono così equiparate a veri e propri beni culturali diffusi, la cui conservazione è funzionale non solo all’economia di vicinato, ma anche all’attrattività turistica dei centri urbani. La manutenzione di questi spazi diventa una missione collettiva, finalizzata a mantenere intatta l’estetica dei borghi, spesso minacciata dal degrado o dalla standardizzazione dei punti vendita moderni.

L’atto approvato dall’Aula impegna l’esecutivo regionale a stanziare risorse concrete. Si parla di incentivi economici diretti e di una decisa semplificazione delle procedure burocratiche attraverso la digitalizzazione. La strategia mira a facilitare l’accesso ai finanziamenti sia per le attività già consolidate sia per le nuove generazioni che intendono raccogliere il testimone. In questo scenario, assume un ruolo centrale la figura del “maestro artigiano”, per la quale sono previsti percorsi formativi specifici. Il passaggio di consegne tra veterani e giovani apprendisti è considerato il solo antidoto efficace contro la chiusura delle saracinesche e il conseguente spopolamento delle aree interne. Il piano di rilancio non si esaurisce entro i confini regionali, ma punta a proiettare le eccellenze umbre sui mercati esteri. Le botteghe storiche saranno inserite stabilmente in itinerari turistici dedicati, creando una rete sinergica che coinvolge anche i nuovi flussi legati al cicloturismo e alla mobilità sostenibile. La partecipazione a fiere internazionali sarà agevolata, permettendo ai prodotti artigianali di qualità di competere in contesti di alto profilo. Questo coordinamento tra promozione del territorio e tutela commerciale mira a trasformare ogni singola bottega in un presidio sociale, capace di generare indotto e mantenere viva la memoria urbana delle comunità umbre.

Gli interventi dei relatori:

Letizia Michelini: ha ricordato l’audizione con il presidente della Camera di Commercio, sottolineando il valore identitario delle botteghe storiche e artigianali per la cultura, economia e società umbra. Propone un Albo regionale per censirle, valorizzarle, promuoverle e favorire ricambio generazionale e trasmissione dei saperi, ispirandosi ad altre Regioni.

Enrico Melasecche: evidenzia le sfide del commercio online e la necessità di tutelare le botteghe storiche nei borghi umbri. Propone di abbassare la soglia a 30 anni per combattere lo spopolamento, condividere con la Camera di Commercio e integrarle in progetti turistici come l’anello “Cuore verde d’Italia” ferro+bici.

Francesco Filipponi (Pd): ringrazia Commissione, assessori e presidente Camera di Commercio. Auspica collaborazione bipartisan per aggiornare il Testo Unico del commercio e artigianato, sinergie con progetti turistici, abbassamento anzianità a 30 anni, incentivi e formazione specifica.

Simona Meloni (assessore): loda l’iniziativa dalle piccole comunità, definendo le botteghe la spina dorsale dell’Umbria per mantenere tradizioni e memoria urbana. Conferma impegno della Giunta per concretizzare il progetto.

Francesco De Rebotti (assessore): ringrazia per gli spunti su riforme del commercio e artigianato, enfatizzando continuità e tradizione delle botteghe. Sottolinea passaggi generazionali, formazione e necessità di evitare grandi piattaforme commerciali.

Laura Pernazza: ringrazia i proponenti e apprezza gli spunti emersi. Vede l’iniziativa positiva ma insufficiente contro lo spopolamento dei borghi, auspicando interventi efficaci annunciati dall’assessore.

La Giunta regionale dovrà infine istituire un sistema di controllo periodico per verificare l’efficacia delle misure adottate. Non si tratta di un intervento isolato, ma di una riforma strutturale che intende contrastare lo strapotere delle grandi piattaforme logistiche. La politica umbra, attraverso questa risoluzione, ribadisce la propria distanza dai modelli di distribuzione massificata, preferendo investire su un’economia a misura d’uomo che valorizzi la specificità dei propri centri storici. L’attesa ora si sposta sull’attuazione pratica delle norme, con la consapevolezza che la difesa delle tradizioni artigiane rappresenta la spina dorsale dell’identità regionale.

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