Affitti brevi +35,3% in Umbria, alberghi in forte calo

Cambia il turismo regionale: ospitalità diffusa in crescita

L’assetto del turismo umbro sta cambiando in modo progressivo ma strutturale. A certificarlo sono i dati del report realizzato da Unioncamere in collaborazione con la Camera di Commercio dell’Umbria, basato sul confronto tra il terzo trimestre 2021 e il terzo trimestre 2025. In quattro anni, le imprese legate agli affitti brevi crescono del 35,3%, mentre quelle alberghiere registrano una flessione dell’8,3%, uno dei cali più marcati a livello nazionale.

Il dato sugli affitti brevi, pur restando al di sotto della media italiana (+42,1%), colloca l’Umbria tra le regioni più dinamiche del Centro Italia. Le imprese di “Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata” passano infatti da 499 a 675 unità, segnalando una trasformazione profonda delle modalità di accoglienza e una crescente domanda di soluzioni flessibili e diffuse sul territorio.

Sul fronte opposto, le strutture alberghiere regionali scendono da 458 a 420 unità. Il calo dell’8,3% posiziona l’Umbria al quarto posto in Italia per contrazione del comparto, preceduta solo da Lazio (–13,3%), Marche (–12,9%) e Molise (–10,1%). Una dinamica più accentuata rispetto alla media nazionale, che nello stesso periodo registra una diminuzione del 5,2% delle imprese alberghiere.

Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, sottolinea come il report evidenzi “con chiarezza che il turismo sta cambiando e che le forme di ospitalità si stanno diversificando rapidamente”. Secondo Mencaroni, si tratta di un’evoluzione che “va governata, non subita”, per garantire equilibrio, qualità e sostenibilità, assicurando condizioni di concorrenza leale tra operatori che operano all’interno di quadri normativi differenti.

A livello territoriale, le differenze tra le due province umbre risultano significative. In provincia di Terni la flessione degli alberghi è più marcata, con un –11,3% che porta le strutture da 80 a 71 unità. In provincia di Perugia il calo si attesta invece al –7,7%. Per quanto riguarda gli affitti brevi, Terni mostra l’incremento percentuale più elevato (+39,6%), mentre Perugia cresce del 34,2%, mantenendo però il ruolo di principale bacino dell’offerta ricettiva regionale.

In questo contesto di riequilibrio dell’ospitalità, la ristorazione rappresenta un fattore di stabilità. In Umbria i ristoranti con servizio al tavolo aumentano dell’1,5%, un valore inferiore alla media nazionale ma il migliore tra le regioni del Centro Italia. Anche in questo caso, la provincia di Terni registra una crescita più vivace (+3,6%) rispetto a Perugia (+0,8%).

Particolarmente indicativa è l’analisi delle densità ricettive, che mette in relazione il numero di strutture con la popolazione residente. In Umbria si conta un albergo ogni 2.027 abitanti, un dato in linea con la media nazionale, mentre per gli affitti brevi il rapporto scende a un’impresa ogni 1.261 residenti, valore più elevato rispetto al dato italiano.

Nel confronto con le altre regioni del Centro Italia, l’Umbria si colloca in una posizione intermedia: meno densa della Toscana, più del Lazio per gli alberghi e nettamente più delle Marche per quanto riguarda gli affitti brevi. Un equilibrio che fotografa una pressione turistica significativa ma non eccessiva e che definisce i contorni di un nuovo modello di offerta, destinato a incidere in modo duraturo sul sistema turistico regionale.

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