Sanità, fisco, infrastrutture: la presidente rilancia il 2026
Di Tommaso Benedetti
Nel salone d’Onore di Palazzo Donini, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha tracciato il primo vero bilancio di fine anno della legislatura, delineando l’immagine di “un’Umbria che cresce solo se nessuno resta indietro”, fondata su partecipazione, responsabilità e fiducia nel futuro. Accanto a lei l’intera Giunta – il vicepresidente Tommaso Bori e gli assessori Simona Meloni, Francesco De Rebotti, Thomas De Luca e Fabio Barcaioli – a suggellare l’idea di una squadra compatta impegnata a trasformare una regione che la presidente definisce “sull’orlo di una crisi vera e propria” in un territorio capace di tornare a correre. Proietti ha sintetizzato la linea politica in tre parole chiave: riforme, pianificazione, concretezza, con l’obiettivo di superare interventi episodici e costruire scelte strutturali, condivise e di lungo periodo.
Il cuore del ragionamento resta la sanità, indicata come “primo obiettivo” della Giunta e banco di prova del nuovo corso. La presidente ha spiegato che è in fase avanzata la stesura del nuovo Piano sanitario regionale – mai aggiornato dal 2009 – definito una “operazione ciclopica” che dovrà orientare i prossimi cinque anni, mentre già oggi si lavora per ridurre le liste d’attesa e per rifondare l’organizzazione dei servizi. Secondo i dati illustrati, le prestazioni inserite nei percorsi di tutela sono diminuite del 22,3 per cento al 3 novembre, con l’azzeramento delle urgenze e dei tempi brevi, risultato che la presidente rivendica senza ricorso massiccio all’acquisto di prestazioni dal privato, anche perché il Fondo sanitario nazionale 2025 non consente l’utilizzo dello 0,4 per cento per l’esternalizzazione. In parallelo, Proietti ha sottolineato l’accelerazione sull’utilizzo dei fondi Pnrr: un anno fa, ha ricordato, la Regione era “praticamente a zero”, mentre ora sono stati centrati i target e il ministero della Salute ha riconosciuto l’Umbria per il fascicolo sanitario elettronico e il nuovo sistema di lettura dei referti, tasselli che dovrebbero non solo migliorare le cure ma rendere il sistema più attrattivo anche per pazienti di altre regioni.
Sul fronte finanza pubblica e fisco, la presidente ha rivendicato la discussa manovra varata nei mesi scorsi, definendola una risposta necessaria a un disavanzo strutturale, pensata per evitare il commissariamento e “ridare ossigeno” a conti regionali considerati fragili. In questo quadro si inserisce la rimodulazione dell’addizionale Irpef: secondo i dati diffusi, il 73 per cento dei contribuenti umbri non pagherà più l’Irpef regionale, con una conseguente riduzione della pressione fiscale per la maggioranza dei cittadini, resa possibile dalla diversa distribuzione del carico sui redditi più alti. Proietti non esclude, anzi prospetta, un ulteriore allentamento del prelievo nel prossimo triennio: allo scadere della manovra si valuterà l’impatto complessivo su economia e famiglie e, qualora i margini lo consentano, la Giunta è pronta a considerare un taglio delle aliquote per imprese e nuclei familiari, pur ricordando che i bilanci regionali si muovono su una scala triennale e richiedono prudenza.
Ampio spazio è stato dedicato alle infrastrutture, tema che intreccia mobilità, sviluppo e coesione territoriale. L’assessore Francesco De Rebotti ha ricordato che la Regione ha in campo progetti per circa 4,5 miliardi di euro, ma si scontra con la realtà di risorse nazionali decisamente più limitate – 1,6 miliardi per tutta Italia – e proprio per questo sul Nodo di Perugia è stata ribadita la necessità di una progettazione unitaria e di un finanziamento integrale dell’opera, superando l’approccio “a pezzi” del passato. La presidente è tornata anche sul dossier Medioetruria, usando toni insolitamente duri nei confronti di Rfi per i carotaggi avviati nella zona di Creti con fondi, a suo dire, destinati all’Umbria per l’ottavo centenario di San Francesco: risorse che formalmente risultano assegnate alla regione ma che, passando dai fondi di coesione a Rfi, non si sono ancora tradotte in investimenti visibili sul territorio. Per evitare che questa vicenda si traduca nel pretesto per cancellare la nuova stazione dell’alta velocità, Proietti ha annunciato un faccia a faccia con il presidente della Toscana Eugenio Giani, già accordato per i primi giorni di gennaio, dopo che la stessa Regione Umbria ha appreso dai media toscani l’avvio dei carotaggi e denuncia di essere stata tenuta all’oscuro di passaggi considerati delicati.
Guardando al trasporto aereo, la presidente ha confermato che, dopo lo stop di Ryanair su alcune rotte, è in corso un lavoro serrato con altre compagnie per assicurare all’aeroporto umbro tre collegamenti giudicati strategici con Parigi, Madrid e Francoforte, tasselli ritenuti cruciali per il turismo e l’attrattività delle imprese. La partita della Zes (Zona economica speciale) si presenta altrettanto complessa: Proietti ha ricordato che l’Umbria non aveva aderito alla possibilità di riprogrammazione aperta nel 2023, scelta che oggi si traduce in interi comuni esclusi dai benefici e che obbliga la Regione a muoversi, di concerto con le Marche, per chiedere una deroga e ridisegnare la mappa delle aree agevolate. In vista di un incontro con l’autorità competente, di cui si è già discusso anche con il Governo e con l’Unità di missione, la Giunta sta predisponendo un piano che suddivide i comuni in aree funzionali, con l’obiettivo di far “atterrare” più facilmente gli investimenti, in particolare nelle aree industriali di Perugia e nei territori urbani più popolosi sopra i 100 mila abitanti.
Nel bilancio complessivo, Proietti parla di un anno di “cambio di passo”, di una Regione che aveva “scarsa coscienza delle proprie potenzialità” e alla quale l’esecutivo vuole restituire fiducia e “gambe per correre”, grazie a scelte considerate strutturali su sanità, conti pubblici, infrastrutture e sviluppo economico. La narrazione che esce dal salone d’Onore di Palazzo Donini è quella di un’Umbria che vuole tornare modello nel servizio sanitario, più competitiva nel quadro della Zes e meglio collegata al resto d’Europa, senza rinunciare all’obiettivo politico di fondo: crescere insieme, mantenendo centrale la promessa che nessuno venga lasciato indietro.

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