Rapine a Terni, due ventenni condannati a quattro anni

Rapine a Terni, due ventenni condannati a quattro anni

Vittime un operaio e una sessantenne, pena ai domiciliari

Il tribunale di Terni ha inflitto una condanna a quattro anni di reclusione, da scontare ai domiciliari secondo le previsioni della legge Cartabia, a due ventiduenni ritenuti responsabili di due rapine avvenute lo scorso febbraio in città. La decisione è arrivata al termine del processo celebrato con rito abbreviato davanti al giudice Chiara Mastracchio, dopo che i due imputati hanno ammesso i fatti contestati e chiesto scusa alle vittime, ottenendo così il riconoscimento delle attenuanti generiche. Lo riporta oggi il Messaggero dell’Umbria.

Il primo episodio risale a una sera di febbraio, quando un operaio ternano di 53 anni aveva fissato un incontro con i due giovani per una prestazione sessuale a pagamento. Quello che doveva essere un appuntamento privato si era trasformato in un sequestro: l’uomo era stato caricato in auto e portato in una zona isolata della città, dove uno dei due aveva puntato una pistola alla sua tempia. Minacce, schiaffi e pressioni erano serviti a convincerlo a effettuare un pagamento immediato. Non avendo denaro con sé e dichiarando di non poter effettuare un bonifico, l’operaio era stato costretto a telefonare alla moglie, pregandola di consegnare oggetti d’oro per saldare quanto richiesto.

La donna, raggiunta dal marito in piena notte, aveva recuperato da casa alcuni monili: un fermacravatta in oro, un paio di gemelli e la fede nuziale. Li aveva consegnati ai due giovani che attendevano sotto l’abitazione, mentre il marito restava nell’auto sotto minaccia. Dopo aver ottenuto quanto cercavano, i due si erano dileguati.

Due giorni più tardi, uno degli stessi giovani aveva colpito ancora. Questa volta la vittima era una donna di 60 anni, appena uscita da un bar di viale Brin. Armato di pistola, il giovane l’aveva costretta a svuotare la borsa, recuperando pochi spiccioli prima di fuggire e raggiungere l’auto utilizzata anche durante il precedente sequestro dell’operaio. L’immediatezza dell’azione e le modalità della fuga avevano contribuito a indirizzare le indagini.

Le attività della squadra mobile avevano rapidamente ricostruito la sequenza degli episodi, individuando i due presunti responsabili. Gli arresti erano scattati pochi giorni dopo e i due ventenni erano stati trasferiti nel carcere di Sabbione, dove sono rimasti fino alla pronuncia della sentenza.

Nel corso dell’udienza, alla quale gli imputati hanno partecipato assistiti dagli avvocati Francesco Mattiangeli e Lorenzo Filippetti, la procura aveva chiesto pene più severe: sei anni e otto mesi per il giovane ternano, cinque anni e quattro mesi per il complice, originario della Calabria ma da tempo residente in città. La decisione del giudice ha però definito una pena più contenuta rispetto alla richiesta del pubblico ministero Raffaele Pesiri, tenendo conto dell’ammissione di responsabilità e delle scuse rivolte alle vittime.

Con la pronuncia del tribunale, i due giovani lasceranno il carcere per essere trasferiti ai domiciliari, come previsto dalla normativa vigente che riduce di un sesto la pena applicata in caso di rito abbreviato. L’esito del processo chiude una vicenda che in pochi giorni aveva generato forte allarme per le modalità violente con cui erano state condotte entrambe le rapine.

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