Sequestro di droga nel carcere di Terni, era nascosta in una cella frigorifera

Ex detenuto di Terni condannato a 14 anni per violenza e tortura

Bonino (SAPPE): “Operazione esemplare, ma restano gravi criticità nel sistema”

Circa 150 grammi di droga nascosti in una cella frigorifera sono stati scoperti dagli agenti della Polizia Penitenziaria all’interno della Casa Circondariale di Terni, in un’operazione di polizia giudiziaria che il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) definisce “un successo straordinario e motivo d’orgoglio per l’intera amministrazione penitenziaria”.

Il sequestro, avvenuto nella giornata di ieri, è frutto dell’intuito e della professionalità di due giovani agenti della squadra di P.G., supportati dai colleghi del reparto di media sicurezza, che hanno individuato lo stupefacente occultato con grande abilità all’interno di un frigorifero. Una scoperta che, secondo il SAPPE, dimostra ancora una volta l’altissimo livello di attenzione e preparazione del personale operante nel penitenziario ternano.

Un’operazione esemplare – commenta il segretario regionale Fabrizio Bonino – che testimonia l’efficacia e il valore dei nostri agenti, capaci di contrastare traffici illeciti sempre più sofisticati nonostante condizioni di lavoro difficilissime. Il loro coraggio e la loro dedizione meritano il massimo riconoscimento”.

Non si tratta di un episodio isolato: nei giorni scorsi, la stessa squadra di Polizia Giudiziaria aveva portato a termine un altro sequestro di cocaina occultata in pacchi-dono, a conferma di un flusso costante di traffici interni alimentato da contatti esterni e, in alcuni casi, da legami con la criminalità organizzata. Le indagini hanno evidenziato anche un sistema di intimidazioni verso i detenuti più fragili, utilizzati per agevolare lo spaccio e nascondere la droga all’interno delle celle.

Per il SAPPE, questi risultati mettono in luce la determinazione del personale ma anche le gravi carenze strutturali del sistema penitenziario. “Il carcere di Terni – spiega Bonino – è un contesto operativo difficile, segnato da sovraffollamento, carenza di organico e aggressioni quotidiane al personale. A tutto ciò si aggiunge la mancanza di tecnologie moderne di rilevamento, che costringe gli agenti a operare quasi esclusivamente con la propria esperienza e il proprio intuito”.

Il sindacato avverte che questi successi, pur straordinari, non devono essere un alibi per ignorare le criticità che rendono il lavoro della Polizia Penitenziaria sempre più rischioso. “I nostri colleghi – prosegue Bonino – combattono ogni giorno una battaglia impari contro una macchina criminale organizzata, con strumenti limitati e turni massacranti. È indispensabile un intervento urgente per potenziare organici, mezzi e infrastrutture”.

Il SAPPE rinnova quindi l’appello alle istituzioni nazionali e regionali affinché venga avviato un piano di rafforzamento organico e tecnologico degli istituti di pena. “Solo garantendo sicurezza e strumenti adeguati – conclude Bonino – si potrà rendere ancora più efficace il lavoro dei nostri agenti e tutelare la loro incolumità. Senza il personale non c’è sicurezza, e senza mezzi il personale è in costante pericolo”.

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