Minacce e ansia: 33enne romano a processo per stalking
Perseguita due avvocate – Un incubo lungo anni ha tormentato due avvocate di Perugia, vittime di un’ossessiva persecuzione da parte di un 33enne romano, ora sotto processo per stalking. L’uomo, attualmente detenuto per altri reati, ha trasformato la vita delle due professioniste in un calvario fatto di telefonate anonime, insulti e minacce pesanti, spesso a sfondo sessuale, che hanno generato un profondo stato di ansia e paura.
Le condotte reiterate dell’imputato, iniziate nel 2021, hanno costretto le due donne a vivere in un costante stato di allerta. La vittima più anziana – scrive Egle Priolo su Il Messaggero – prossima ai settant’anni, ha subito un impatto devastante: il terrore di imbattersi nel suo persecutore l’ha spinta a ricorrere a farmaci per gestire l’angoscia. La paura per la propria sicurezza l’ha portata a modificare radicalmente le sue abitudini: non risponde più a chiamate da numeri sconosciuti, evita di uscire la sera e, quando lascia casa durante il giorno, si fa accompagnare.
Le telefonate, spesso effettuate da numeri anonimi o tramite WhatsApp, erano un susseguirsi di offese e proposizioni volgari. L’uomo non si limitava a insulti generici: in alcuni casi, chiamava la vittima più anziana per nome, arrivando a terrorizzarla con frasi come «So dove sei, ti sto osservando, ti farò del male». Queste parole, registrate dalla donna con lungimiranza, hanno aggravato il quadro accusatorio, insinuando il dubbio che lo stalker potesse realmente conoscere il suo indirizzo, nonostante risiedesse a Roma.
Inizialmente, si pensava che l’uomo avesse contattato le due avvocate per caso, selezionando numeri a random. Tuttavia, la precisione di alcune minacce ha fatto temere che il 33enne avesse raccolto informazioni specifiche sulle vittime. I momenti di tregua, in cui le telefonate cessavano, coincidevano con i periodi di detenzione dell’imputato per altre vicende giudiziarie. Tuttavia, una volta libero, l’uomo riprendeva il suo comportamento ossessivo.
L’ultimo episodio risale al 2024, quando, poco dopo essere uscito dal carcere, ha ricominciato a contattare le due professioniste, dimostrando una fissazione che non accennava a placarsi. Il processo, in corso a Perugia, ha visto un’udienza cruciale nei giorni scorsi. L’avvocato difensore del 33enne, Roberto Tittarelli, ha richiesto una perizia psichiatrica per valutare lo stato mentale del suo assistito, ma il giudice Elena Mastrangeli ha respinto la domanda, ritenendola non indispensabile per la prosecuzione del giudizio.
L’udienza è stata aggiornata al 28 maggio, quando si attendono ulteriori sviluppi. Le due avvocate, nonostante il peso psicologico di anni di molestie, continuano a cercare giustizia. La vittima più anziana, in particolare, porta ancora i segni di un’esperienza che l’ha costretta a vivere nell’ombra, con la costante paura di un’aggressione. La sua decisione di registrare le telefonate si è rivelata fondamentale per documentare le minacce e sostenere l’accusa.
Il caso getta luce su un fenomeno, quello dello stalking, che può avere conseguenze devastanti sulla vita delle vittime, spingendole a modificare comportamenti e abitudini per proteggersi. A Perugia, la vicenda delle due avvocate è diventata emblematica di una battaglia contro la violenza psicologica, che non lascia segni visibili ma incide profondamente sull’equilibrio emotivo.
Mentre il processo va avanti, la città segue con attenzione gli sviluppi, nella speranza che la giustizia possa restituire alle due professioniste la serenità perduta. Per ora, il 33enne rimane in carcere, ma il ricordo delle sue minacce continua a pesare come un’ombra sulla vita delle vittime, che attendono una sentenza capace di chiudere definitivamente questa pagina di terrore.
Il dibattimento proseguirà nelle prossime settimane, con l’attenzione rivolta alle prove raccolte e alla possibilità che emergano nuovi elementi per chiarire le motivazioni dietro un comportamento tanto ossessivo. La forza delle due avvocate, che hanno scelto di denunciare e affrontare il loro persecutore in aula, rappresenta un segnale di resistenza contro chi usa la paura come arma.

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