Il gip: “Dinamica dell’occultamento non del tutto chiara”
“Permangono allo stato forti perplessità circa il fatto che abbia fatto tutto da solo.” Così scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui è stato convalidato il fermo di Mark Antony Samson, il 23enne accusato dell’omicidio volontario aggravato di Ilaria Sula e dell’occultamento del cadavere. Già prima della confessione della madre, che ha ammesso di averlo aiutato a ripulire il sangue in casa, gli inquirenti ritenevano improbabile che il giovane avesse agito da solo.
Ora i sospetti si concentrano su due amici di Samson, di 22 e 23 anni, residenti nella stessa zona in cui, per giorni, il cellulare della vittima ha continuato ad agganciarsi a una specifica cella telefonica. Un dato ritenuto molto rilevante: l’ultimo segnale è stato rilevato la notte del primo aprile, poco dopo la mezzanotte, circa tre ore prima che i tre fossero fermati per un controllo nei pressi della zona.
I due ragazzi, sentiti dagli inquirenti, hanno negato qualsiasi coinvolgimento, ma restano nel mirino degli investigatori, convinti che qualcuno abbia aiutato Samson a disfarsi del corpo e a depistare le indagini. Tra gli indizi più significativi ci sono le incertezze e contraddizioni mostrate da Samson nel guidare la polizia sul luogo dell’occultamento del cadavere, così come le discrepanze tra i tempi delle immagini della sua auto in transito e il traffico dati del cellulare di Ilaria, che suggerirebbe una diversa localizzazione del dispositivo.
Non convince neanche l’ultimo status Instagram pubblicato dal profilo di Ilaria il 31 marzo, cinque giorni dopo la sua morte: “Sto bene, grazie a tutti.” Samson ha rifiutato di rispondere alle domande sulla provenienza di quel messaggio, alimentando ulteriormente i dubbi sulla presenza di complici nel tentativo di simulare una fuga volontaria.
Le indagini proseguono per chiarire i ruoli e le eventuali responsabilità penali di terzi nel crimine che ha sconvolto Terni e Roma.

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