Operata per un tumore inesistente, dopo 16 anni arriva la sentenza
Un medico è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire 267mila euro per un errore diagnostico che ha portato una paziente a subire un’operazione invasiva non necessaria. La vicenda risale al 2009, quando una donna venne ricoverata all’ospedale di Todi per un problema di emorroidi. Dopo una colonscopia con biopsia – scrive Egle Priolo sul Messaggero Umbria -, i medici diagnosticarono una neoplasia e procedettero con un’amputazione rettale, ma gli esami istologici successivi smentirono la presenza di un tumore, evidenziando solo un polipo benigno.
La donna ha intentato causa alla Asl Umbria 1, accusando il medico di aver agito con superficialità e negligenza, eseguendo un intervento invasivo senza attendere i risultati completi degli esami. Una perizia tecnica ha confermato che la paziente avrebbe potuto essere curata con una semplice terapia farmacologica e che l’intervento era evitabile.
Dopo un processo penale chiuso per prescrizione – continua il quotidiano -, la causa civile ha invece portato alla condanna del medico per colpa grave. La richiesta iniziale di risarcimento era di 660mila euro, ma la Corte ha ridotto l’importo a 267mila euro per questioni assicurative. Il medico ha tentato di difendersi sostenendo che la paziente aveva comunque una grave ulcera solitaria, ma la Corte ha respinto la richiesta di una nuova consulenza, confermando l’errore diagnostico.

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