Violenza e vessazioni sulla moglie: condannato a tre anni

Il 51enne dovrà risarcire la ex con 30 mila euro per le violenze subite

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Violenza e vessazioni sulla moglie: condannato a tre anni

Un uomo di 51 anni, di origine albanese, è stato condannato a tre anni di reclusione dal GIP di Perugia per violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia, con l’aggiunta di un risarcimento di 30 mila euro alla ex moglie. La sentenza è arrivata al termine di un processo con rito abbreviato, durante il quale la PM Patrizia Mattei aveva chiesto una condanna a quattro anni e otto mesi. L’uomo, difeso dall’avvocato Guido Maria Rondoni, ha visto riconosciuti a suo carico episodi di violenza che hanno profondamente segnato la vittima, che si era costituita parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Franco Libori. Lo scrive oggi il Corriere dell’Umbria a firma di Francesca Marruco.

Nel capo di imputazione sono descritti anni di soprusi e abusi che l’uomo avrebbe commesso ai danni della moglie, forzandola in una condizione di dipendenza psicologica e paura. Stando alle accuse, l’imputato costringeva la donna a sottostare a regole rigide e umilianti, vietandole di uscire senza permesso, controllando i suoi abiti e persino decidendo l’orario in cui doveva andare a dormire. In alcune occasioni, avrebbe sequestrato il telefono e le chiavi di casa e della macchina, incrementando così la pressione psicologica e generando uno stato di sottomissione e isolamento nella donna.

Il rapporto tra i due, come emerge dal processo, era già instabile e si era interrotto inizialmente nel 2004. Successivamente, il marito aveva tentato un riavvicinamento, impegnandosi a cambiare comportamento, ma nel 2014 la situazione è tornata rapidamente a deteriorarsi. L’uomo, come ricostruito dalle carte processuali, ha continuato con atti di prevaricazione, denigrazione e minacce verso la ex coniuge, insistendo su comportamenti umilianti e opprimenti. Tra questi, episodi in cui l’uomo avrebbe afferrato la moglie per i polsi, urlandole accuse e offendendola per il modo di vestire, fino a minacciarla di morte.

Le indagini hanno portato a rilevare che l’uomo, “accecato dalla rabbia e dalla gelosia”, continuava ad agire con metodi violenti, in un’escalation di intimidazioni e atti vessatori che hanno costretto la donna a subire maltrattamenti e umiliazioni. La vittima, nella denuncia, ha descritto come la situazione si sia progressivamente aggravata fino a farle accettare la sua condizione come un destino a cui non era possibile sottrarsi.

La condanna, pur inferiore alla richiesta della pubblica accusa, stabilisce un risarcimento di 30 mila euro per le sofferenze subite dalla donna, riconoscendo l’impatto delle violenze che per anni hanno segnato la sua vita.

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