Nuovo Inceneritore in Umbria: Legambiente Rafforza la Sua Opposizione
Legambiente Umbria ha espresso la sua forte opposizione al recente bando pubblicato dall’Autorità Umbra Rifiuti e Idrico (AURI) per la realizzazione di un nuovo inceneritore in Umbria. L’organizzazione ambientalista sostiene che il bando, che prevede la progettazione, realizzazione e gestione di un impianto di trattamento e recupero energetico, favorisce l’incenerimento a scapito del riciclaggio.
Secondo Legambiente, il bando peggiora la già negativa opinione sull’opzione dell’incenerimento scelta dalla Regione Umbria. L’organizzazione sottolinea che l’obbligo di recupero energetico attraverso la produzione di vapore per il teleriscaldamento, previsto dal Piano Regionale Gestione Rifiuti, è diventato solo un obbligo di predisposizione nel bando. Questo potrebbe portare alla scomparsa del modello di Copenaghen, tanto decantato dall’amministrazione regionale.
Inoltre, il bando prevede un aumento “prudenziale” della potenza del forno dell’8%, che corrisponde ad un aumento della capacità di bruciare i rifiuti. Di conseguenza, la capacità dell’impianto passerebbe dalle attuali 160.000 tonnellate a 173.000 tonnellate all’anno. Questa quantità corrisponde alla produzione attuale di rifiuto indifferenziato in Umbria, che si attesta sulle 133.000 tonnellate, a cui vanno aggiunti gli scarti dei processi di riciclaggio.
Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, ha dichiarato: “Il piano è di non fare nulla e restare come siamo fino all’accensione dell’inceneritore, opzione che noi abbiamo sempre considerato inutile e dannosa”. Secondo Zara, la Regione non avrebbe bisogno di altre politiche attive sui rifiuti, ma dovrebbe accontentarsi di assicurare per un venticinquennio le 170 mila tonnellate di rifiuti da bruciare di cui ha bisogno l’impianto.
Questa logica, secondo Legambiente, permetterebbe di smettere di impegnarsi a migliorare la qualità del rifiuto raccolto e di raggiungere il 75% di raccolta differenziata, obiettivo simbolico da raggiungere entro il 2035. I comuni più virtuosi, invece, dovrebbero adeguarsi al ribasso, senza cercare di eccellere.
Per quanto riguarda i costi, inizialmente si parlava di 100 milioni di euro, poi divenuti 150 e in stime più realistiche saliti ad almeno 200. Questi costi non saranno finanziati né dal PNRR né dalle risorse europee del Green Deal o di qualsiasi altro fondo europeo, in quanto gli inceneritori sono stati dichiarati incompatibili con gli obiettivi del principio DNSH (Do No Significant Harm), ovvero di non arrecare danno all’ambiente. Il bando pubblicato dall’AURI è del tipo “finanza di progetto”, il che significa che l’operatore che se lo aggiudicherà dovrà sostenere l’investimento con fondi propri, salvo poi recuperare la spesa mediante la tariffa di smaltimento.

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