Luca Palamara chiede di patteggiare in processo Perugia 

Assenso della procura su un anno di reclusione, pena sospesa

Luca Palamara chiede di patteggiare in processo Perugia 

Luca Palamara chiede di patteggiare in processo Perugia

Luca Palamara chiede di patteggiare – Luca Palamara ha chiesto di patteggiare la condanna nei suoi confronti, un anno di reclusione, pena sospesa, nel processo in corso a Perugia nel quale è imputato per i suoi rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti. L’istanza è stata avanzata in seguito alla rideterminazione da parte della Procura dell’accusa di corruzione in traffico d’influenza illecite. La Procura – rappresentata in aula anche dal procuratore capo Raffaele Cantone – ha dato il suo assenso all’istanza di patteggiamento. Sulla quale si deve ora esprimere il tribunale. Ha invece chiesto di essere processata con il rito abbreviato la co-inputata Adele Attisani. Anche per lei la Procura ha rideterminato l’accusa da concorso in corruzione in traffico di influenze illecite. Il tribunale ha acquisito la determinazione delle parti e ha fissato udienza per il 16 maggio per la decisione.

“E’ caduta ogni ipotesi corruttiva nella nuova contestazione della Procura di Perugia. Accedo ai riti alternativi senza riconoscere alcuna forma di mia responsabilità ma solo per liberarmi dal fardello dei processi ed essere così più libero di portare avanti la battaglia di verità per una giustizia giusta”: a sottolinearlo è Luca Palamara dopo che la Procura di Perugia ha rideterminato il reato nei suoi confronti.

“Come ho sempre dichiarato sin dall’inizio della vicenda che mi ha riguardato non ho mai venduto la mia funzione e mai avrei tradito il giuramento fatto al momento del mio ingresso nella magistratura” ha aggiunto. “Oggi sono definitivamente cadute tutte le accuse di corruzione mosse nei miei confronti – ha sottolineato ancora Palamara – essendo mutata l’ipotesi di reato che mi viene contestata dalla Procura di Perugia. Quindi, non c’è mai stata nessuna corruzione al Csm come una parte della (dis)informazione raccontava il 30 maggio del 2019 all’inizio di questa vicenda. Accedendo ai riti alternativi previsti dalla legge Cartabia per una ipotesi di reato diversa e sicuramente meno grave, ho così deciso di liberarmi dal peso dei processi senza l’ammissione di alcuna forma di mia colpevolezza ma esclusivamente per ragioni personali e processuali.

Tutto questo mi consentirà di essere più libero e di dedicarmi con rinnovato vigore alla battaglia di verità su ciò che non ha funzionato all’interno della magistratura e nei rapporti tra politica e magistratura a supporto di quei tanti cittadini onesti che in questi anni mi hanno sostenuto e che fuori dalle ipocrisie vogliono far sentire la loro voce per una vera riforma della giustizia che – ha concluso Palamara – da troppo tempo manca nel nostro Paese”.

La modifica dell’imputazione da parte della Procura di Perugia nei confronti di Luca Palamara “consegue ad una serie di contatti intercorsi con la difesa” dell’ex magistrato “che aveva prospettato la possibilità di definire non solo il già citato processo pendente presso il primo collegio ma anche quello appena avviato in udienza preliminare che pure lo vede imputato di corruzione”: è quanto spiega l’Ufficio guidato da Raffaele Cantone in un comunicato.

“L’Ufficio si è determinato nel senso indicato – è detto ancora nella nota – perché in tal modo, in linea con lo spirito della recente riforma Cartabia, possono rapidamente definirsi due procedimenti di particolare complessità che avrebbero significativamente impegnato l’ufficio inquirente e quello giudicante nei prossimi anni. La modifica dell’imputazione, con la derubricazione del reato in una fattispecie introdotta solo nel 2012 con la legge anticorruzione che, pur meno grave della corruzione, rientra comunque nel novero dei reati contro la pubblica amministrazione, lascia immutato, del resto, il quadro delle acquisizioni investigative compiute nel corso degli anni dell’ufficio ed appare altresì coerente con un recentissimo orientamento della Cassazione, espresso nel novembre del 2021 nel procedimento contro un ex sindaco di Roma.

In quella occasione, la Suprema Corte aveva proceduto a riconfigurare la contestazione di corruzione, elevata nei confronti dell’ex sindaco, affermando dovessero qualificarsi come traffico di influenze illecite quei comportamenti con i quali il pubblico ufficiale, in cambio di una utilità promessa o ricevuta, si presta a porre in essere una mediazione illecita per influenzare le decisioni di altri pubblici ufficiali”.

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