Umbria Jazz merita un tempio della musica e quel tempio e il Turreno

 
Chiama o scrivi in redazione


Umbria Jazz merita un tempio della musica e quel tempio e il Turreno

da Cesare Barbanera, Vanni Capoccia
Umbria Jazz merita un tempio della musica e quel tempio e il Turreno Umbria Jazz è finita, un’edizione molto bella resa ancor più bella dai luoghi della musica pieni di spettatori e dalla marea di turisti, appassionati e curiosi che riempivano il Centro di Perugia. Perugia è stata così piena di musica da provare una sensazione di vuoto improvviso ora che la musica è finita, nonostante ciò pensiamo che alcune considerazioni si possano già fare. La prima è che Umbria Jazz non è una delle tante rassegne jazz italiane, ma una manifestazione culturale di livello internazionale che si confronta e compete con i festival simili di Montreal e Montreux, e come tale va vista e pensata: un’eccellenza, immagine di Perugia e dell’Umbria nel Mondo.

Un’eccellenza culturale ma anche economica per il fatturato e l’indotto da media industria regionale che muove, motivo per il quale la città e la regione che la ospitano dovrebbero far di tutto per farla crescere il più possibile.

Questo ci porta prima di tutto a ricordare quanto Umbria Jazz, come più volte ha detto il suo Direttore artistico Carlo Pagnotta, abbia bisogno di un auditorium di qualità in grado di ospitare oltre 1.000 persone, Perugia questo spazio ce l’ha a portata di mano, è il Teatro Turreno che tale deve diventare: per Umbria Jazz, per Perugia, per l’Umbria.

Ultima considerazione riguarda il traffico automobilistico cittadino che nemmeno nelle due settimane di Umbria Jazz si è tentato di limitare, con il risultato che gli ospiti e gli appassionati presenti al Centro erano costretti a slalom tra le auto. Era deprimente vedere la gente che arrivata in fondo a Corso Vannucci continuava come viene naturale a chi cammina, e come saggezza e amore per la città imporrebbe di rendere possibile, dritta verso i Giardini Carducci trovandosi a fare la gimcana in mezzo a auto che giravano come trottole per Piazza Italia sbuffandogli in faccia il gas di scarico alla ricerca di un introvabile “buco” per parcheggiare.

Cesare Barbanera, Vanni Capoccia

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*