A ottantaquattro anni Gilberto Gil sale sul palco con l’entusiasmo di un debuttante. Circondato da figli e nipoti, trasforma l’Arena Santa Giuliana in un salotto brasiliano dove la musica diventa memoria, futuro e condivisione.
di Antonella Valoroso
Le persone di una certa età sono preziose. Custodiscono qualcosa che il tempo non consuma: la memoria, l’esperienza, la capacità di riconoscere l’essenziale. Gilberto Gil appartiene a questa categoria rara. Ha ottantaquattro anni, ma basta vederlo entrare sul palco per capire che l’anagrafe, nel suo caso, è soltanto un dettaglio. Si muove con la leggerezza, la curiosità e il sorriso di un ragazzo. E forse è proprio questo il segreto dei grandi artisti: non smettere mai di avere l’età della musica.
Quando prende il microfono, a Umbriajazz (Arena Santa Giuliana) la prima preoccupazione è il pubblico italiano. «Non parlo bene italiano», dice sorridendo. Poi introduce uno dei fili conduttori della serata. «Ci sono molti tipi di samba in varie parti del Brasile.» Poche parole, sufficienti per aprire una finestra su un universo musicale sterminato.
La Brazilian Night di Umbria Jazz non è soltanto un concerto. È un incontro di famiglia. Sul palco, insieme a Gilberto Gil, ci sono i Gilsons, il progetto che riunisce figli e nipoti musicisti, cantanti, compositori e arrangiatori. Non è una scelta nostalgica. È il modo più naturale che Gil ha trovato per raccontare la continuità della musica, che passa di generazione in generazione senza perdere autenticità. Stasera siamo tutti brasiliani.
Foto di Rita Paltracca











Commenta per primo