“Macbeth” apre la stagione del Lirico Sperimentale di Spoleto
“Macbeth” – Le voci e la recitazione dei vincitori del 78esimo«Concorso Comunità Europea per Giovani Cantanti Lirici» di Spoleto brillano nel nuovo allestimento del capolavoro verdiano
di Antonella Valoroso – Lo sguardo allucinato di Macbeth e la sfrontatezza della Lady, la potenza dei cori che esplode nei finali d’atto, l’eleganza del M° Palleschi che, cantando, dirige l’opera con gesto imperioso, la potenza della musica di Verdi che si manifesta fin dal preludio in cui il maestro di Busseto palesa immediatamente la cupezza di una tragedia assoluta.
Sono stati questi i tratti salienti del «Macbeth» andato in scena lunedì e martedì sera al Morlacchi di Perugia, prima tappa della Stagione Regionale del Lirico Sperimentale di Spoleto. In scena ci sono ottimi cantanti che, cosa niente affatto scontata, sono altrettanto bravi nella recitazione, qualità quanto mai necessaria in un’opera che ha l’ambizione di mettere in musica uno dei più grandi tra i capolavori shakespeariani e in cui Verdi, allontanandosi dalla tradizione, sperimenta un canto più declamato e, laddove necessario, meno ‘bello’, più ruvido, che sconfina quasi nel parlato.
Chi scrive ha assistito alla rappresentazione di martedì sera, con Gianluca Failla e Francesca Paoletti nei tuoi principali, ma chi era a teatro il giorno prima, quando in scena c’era un altro cast, ha riportato la stessa impressione. La regia, di Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, curatissima ma impalpabile come i teli che hanno disegnato le atmosfere scenografiche, ha abbandonato i personaggi nel deserto delle loro passioni collocandoli su una scena nuda, i cui spazi si allargano e si restringono grazie all’uso semplice e geniale di una serie di teli neri e di un grande telo rosso che si alzano e si abbassano, che inghiottono o da cui emergono i personaggi.
Pochissimi anche gli oggetti in scena: una lettera, un pugnale, delle coppe. Un omaggio all’estetica del teatro elisabettiano, secondo la quale il compito di disegnare i luoghi nella mente degli spettatori era affidato alla sola parola poetica. L’occhio dello spettatore gode dell’assenza di effetti speciali e scenografie in 3D – troppo spesso abusati nei teatri d’opera del terzo millennio- e l’orecchio può concentrarsi sulla musica.
Raffinati i costumi disegnati da Clelia De Angelis, moderni ma senza tempo, con guerrieri un po’ ultimo samurai e un po’ Antonio Marras, e con una spettacolare Lady Macbeth in total red nella scena del banchetto. Fondamentali le luci, e le ombre, di Eva Bruno, che diventano protagoniste nel momento in cui Macbeth -consapevole ormai che il suo tempo sta per finire- sprofonda nell’abisso del rimorso che diventa allucinazione: «La vita!… Che importa! / È il racconto d’un povero idiota… / vento e suono che nulla dinota!». Quasi tre ore di musica e di spettacolo, con uno sconfinamento in platea per la scena di Macduff (Paolo Mascari) e Malcom (Nicola Di Filippo) che fa da preludio all’intervento del coro -«La patria tradita / piangendo ne invita! / Fratelli! Gli oppressi / corriamo a salvar!»- in cui esplode la forza del Verdi risorgimentale che alla vigilia del 1848 -la prima versione dell’opera è del 1847-invitava il popolo ad armarsi per abbattere i tiranni. Impeccabile anche il lavoro di preparazione del coro svolto dal M° Mauro Presazzi.
Il pubblico applaude con convinzione a fine serata, consapevole di aver assistito a un grande spettacolo. Peccato per chi non c’era! Ma per fortuna ci sono ancora diverse repliche in programma. La tournée prosegue infatti al Politeama Clarici di Foligno (mercoledì 25 settembre), al Teatro degli Illuminati di Città di Castello (giovedì 26 settembre), e al Teatro Comunale di Todi (venerdì 27 e sabato 28 settembre), con inizio spettacolo sempre alle 20:30.

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