Deserto Caos Terni, non abbiamo bisogno di magazzini ammuffiti

Deserto Caos Terni, non abbiamo bisogno di magazzini ammuffiti

A gestire il CAOS siano le associazioni culturali della città attraverso un “maxi” patto di collaborazione, che metta al centro i migliori progetti e le migliori idee fino ad oggi rimaste in un cassetto. Lo strumento c’è: il Regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani.

La città di Terni ha la necessità di un luogo di contaminazione, di confronto, di esperienza artistica diretta, di un organismo vivente e in crescita. Quello di cui sicuramente non abbiamo bisogno sono magazzini ammuffiti in cui accatastare tele e accrocchi oppure di salottini dove la setta dei poeti estinti può misurarsi nelle proprie conoscenze sul cugino della nonna del Poletti.

Perché non guardare al Distretto 798 di Pechino, ad un vero e proprio quartiere dell’arte contemporanea. Ad un distretto artistico che fino ad oggi si è concretizzato solo in due, tre totem pubblicitari e in quattro tavole di legno messe in croce? All’ingresso del CAOS, vogliamo lo sportello unico degli eventi dove chi ha una buona idea non venga invitato ad andare altrove. L’arte non è un patrimonio di pochi. Forse qualcuno sta scambiando la valorizzazione delle radici (fino ad ora calpestate) con l’isolazionismo genetico.

Il CAOS può diventare la piattaforma di una rinascita culturale della città, un centro polifunzionale dedicato al cinema, al teatro, all’architettura, alla videoarte e all’arte contemporanea. Basta essere in grado di coinvolgere, stimolare e soprattutto non demoralizzare e ostruire, eliminare gli orpelli burocratici che soffocano ogni iniziativa.

I musei? Già da anni abbiamo avviato interlocuzione con Banca d’Italia per valorizzare l’ex sede di piazza Tacito per un museo cittadino al centro della città. Le professionalità le abbiamo, sono i lavoratori da tutelare che fino ad oggi hanno portato avanti la carretta ed a cui qualcuno vorrebbe dare il benservito. Basta costruire un modello di governance che metta insieme capitali privati e risorse statali, mantenendo il controllo nelle mani dell’Ente. Basta solo avere idee forti e ambiziose…quelle che mancano.

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