Tariffe degenza Rsa, scongiurare licenziamenti e mantenere servizi senza gravare su famiglie

 
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Tariffe degenza Rsa, scongiurare licenziamenti e mantenere servizi senza gravare su famiglie

Tariffe degenza Rsa, scongiurare licenziamenti e mantenere servizi senza gravare su famiglie

“In una regione come l’Umbria, con un numero molto alto di anziani, le case di riposo e i centri di assistenza agli anziani non possono essere dimenticati nei piani di ristrutturazione, anche economica, che si stanno portando avanti in questo periodo”. Lo afferma, in una nota, il presidente dell’Assemblea legislativa, Marco Squarta (FdI) il quale, a proposito della revisione delle tariffe per i servizi di Residenza protetta, Residenza sanitaria assistenziale e Centro diurno, ma anche in relazione al contributo straordinario per fronteggiare l’emergenza Covid-19, chiede all’Esecutivo “risposte in tempi brevi per offrire sostegno a questa difficilissima situazione”.

Secondo quanto riferisce l’esponente di Fratelli d’Italia “la difficile situazione che soffrono le strutture accomuna tutte le realtà umbre di ricovero per anziani o ospiti non autosufficienti, ulteriormente aggravata dal protrarsi dell’emergenza”.

Squarta mostra “vicinanza alle strutture, ai direttori amministrativi e sanitari e a tutto il personale che vi lavora, ma anche alle famiglie che senza disponibilità di posti si ritroverebbero a doversi occupare ancora degli anziani. I bilanci di queste strutture – osserva il Presidente – sono in rosso e ciò si riflette in maniera negativa sull’intera fruizione dei servizi”.

“In una regione sempre più vecchia, in cui questi servizi sono sempre stati garantiti, l’assistenza agli anziani è importantissima e un eventuale rischio di interruzione è inaccettabile. Le tariffe relative alla degenza – spiega – non vengono rinnovate ormai da quasi vent’anni, pertanto andrebbero revisionate, e agli obblighi imposti alle strutture durante la pandemia non è stata corrisposta alcuna contribuzione. Il Covid – conclude Squarta – ha bloccato i nuovi ingressi e la conseguente corresponsione di quote vitali. Tra operatori socio sanitari e infermieri sono a rischio centinaia di posti di lavoro. Bisogna intervenire subito, non c’è più un minuto da perdere”.

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