Tagli a fondi per asili nido, Pasquinelli, piccoli Comuni montani esclusi

Decreto esclude dai finanziamenti i Comuni con meno di *60* bambini

Tagli a fondi asili nido, Pasquinelli, piccoli Comuni montani esclusi

Tagli a fondi per asili nido, Pasquinelli, piccoli Comuni montani esclusi

Il recente *decreto ministeriale n. 79 del 30 aprile 2024 ha introdotto un cambiamento significativo per il finanziamento degli asili nido, colpendo in particolare i piccoli Comuni montani. Il provvedimento, scrive Moreno Pasquinelli leader del Fronte del Dissenso e candidato alla presidenza dell’Umbria, stabilisce che i contributi pubblici destinati agli asili nido siano parametrati sulla popolazione residente. In particolare, sono esclusi dai fondi quei Comuni che non raggiungono almeno 60 bambini nella fascia d’età compresa tra 0 e 2 anni.

Questa decisione interessa direttamente un numero considerevole di Comuni italiani, specialmente quelli situati nelle zone montane e negli Appennini. In Italia, ci sono circa 5.500 piccoli Comuni con una popolazione inferiore ai tremila abitanti. In queste aree, il numero di bambini è spesso molto basso, e pertanto questi Comuni non potranno beneficiare dei fondi pubblici per mantenere aperti o creare nuovi asili nido.

Le conseguenze, scrive ancora Moreno Pasquinelli, di questa misura sono preoccupanti per diverse ragioni. La mancanza di asili nido rischia di accelerare ulteriormente lo spopolamento delle aree montane, già fortemente colpite da una costante emigrazione verso le città. Le giovani famiglie, non trovando servizi adeguati per i propri figli, saranno costrette a trasferirsi altrove, lasciando i loro Comuni d’origine con una popolazione sempre più anziana e ridotta. In queste zone, infatti, la presenza di un asilo nido non rappresenta solo un servizio educativo, ma anche un importante fattore di coesione sociale e di mantenimento della popolazione.

Uno studio suggerisce che per ogni bambino iscritto a un asilo nido, ci sono almeno tre persone che continuano a vivere nel Comune di appartenenza. Questo dimostra come la disponibilità di servizi per l’infanzia sia un elemento chiave per evitare lo spopolamento, garantendo alle famiglie la possibilità di rimanere nei propri paesi d’origine.

Tagli a fondi asili nido, Pasquinelli, piccoli Comuni montani esclusi

La mancanza di reazione delle autorità locali ha destato non poche critiche. In Umbria, ad esempio – ricorda il FdD – né l’assessore regionale Paola Agabiti, né le presidenti delle province di Perugia e Terni, rispettivamente Stefania Proietti e Laura Pernazza, hanno preso iniziative concrete per opporsi al decreto, nonostante le ripercussioni significative sui loro territori. In altre regioni, invece, i rappresentanti locali hanno manifestato il proprio dissenso, cercando soluzioni alternative o chiedendo una revisione del provvedimento. Tuttavia, in Umbria la decisione è stata accettata senza discussioni pubbliche rilevanti, lasciando i piccoli Comuni montani senza voce in capitolo.

La questione è particolarmente rilevante nel contesto del *PNRR* (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che prevede ingenti investimenti per la ripresa economica post-pandemia, inclusi fondi destinati all’istruzione e ai servizi per l’infanzia. Tuttavia, i criteri di assegnazione di questi fondi sembrano penalizzare le aree a bassa densità demografica, ignorando le specifiche esigenze dei piccoli Comuni montani.

Questa esclusione dei Comuni montani dai finanziamenti potrebbe avere effetti a lungo termine sulla coesione territoriale e sulla distribuzione demografica del paese. La riduzione della popolazione in queste aree porterà inevitabilmente a una contrazione dei servizi disponibili, innescando un circolo vizioso che potrebbe portare all’abbandono di interi paesi.

In conclusione, il decreto ministeriale n. 79 del 2024 rappresenta un duro colpo per i piccoli Comuni montani italiani. L’assenza di asili nido, conclude Pasquinelli, conseguenza diretta di questo provvedimento, potrebbe accelerare lo spopolamento delle zone montane e aggravare le difficoltà di chi decide di rimanere. La mancata opposizione delle autorità locali, soprattutto in Umbria, ha lasciato questi territori privi di difesa, mentre la redistribuzione dei fondi PNRR continua a favorire le aree con maggiore densità abitativa.

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