Sport e carcere: progetto attivo a Perugia

Sport e carcere: progetto attivo a Perugia

Avviato “Sport Active” con 36 detenuti nel penitenziario umbro

È stato avviato presso il Nuovo Complesso Penitenziario di Perugia il progetto “Sport Active. Allenati a stare bene”, promosso da Sport&Salute e attuato da Frontiera Lavoro in collaborazione con il Tennis Club Chiugiana. L’iniziativa coinvolge 36 persone detenute, suddivise in 24 uomini e 12 donne, con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva attraverso la pratica sportiva.

Le attività previste si concentrano su tre discipline: pickleball e tennis per la sezione maschile, pallavolo per la sezione femminile. Ogni percorso sportivo prevede 103 ore complessive di allenamento, articolate in due sedute settimanali sotto la guida di tecnici qualificati. I partecipanti sono stati selezionati dall’equipe interna del carcere sulla base di criteri collegati ai programmi individuali di trattamento e reinserimento sociale.

Secondo quanto emerso dai dati resi noti durante la presentazione del progetto, chi partecipa a percorsi sportivi in ambito detentivo evidenzia un tasso di recidiva inferiore del 20% rispetto alla media nazionale, che si attesta attorno al 70%. L’iniziativa si propone quindi come un’azione concreta per il recupero e la reintegrazione, fornendo strumenti pratici per migliorare le dinamiche relazionali e la consapevolezza personale.

Il coordinatore del progetto, Luca Verdolini, ha evidenziato come l’attività sportiva rappresenti anche un’occasione di apprendimento sul piano umano: “Lo sport non è solo movimento, ma educazione al rispetto, condivisione di regole e capacità di operare insieme per un obiettivo comune. In carcere, questo approccio può fare la differenza”.

Lo sport è così utilizzato come veicolo di crescita e trasformazione individuale. All’interno delle mura del carcere, il campo sportivo diventa uno spazio di normalità e fiducia. Il progetto consente ai detenuti di acquisire competenze che possono essere capitalizzate anche dopo il termine della pena.

Le attività, secondo quanto riferito dal tecnico Roberto Tenerini, si traducono anche in un miglioramento del benessere psicofisico generale: “Durante gli allenamenti si osservano dinamiche positive, i partecipanti cominciano a sostenersi a vicenda. Il campo diventa il primo contatto con un gioco, ma anche con una nuova forma di convivenza”.

Uno dei partecipanti, Gabriel, ristretto presso il reparto circondariale e inserito nel gruppo di pickleball, ha raccontato la propria esperienza: “Questo sport mi aiuta a mantenere un equilibrio fisico ed emotivo. Mi ricorda il tennis, che praticavo prima della detenzione. È un modo per ritrovare concentrazione e lasciar andare le tensioni”. Gabriel ha sottolineato anche l’importanza dell’aiuto reciproco: “Nessuna squadra funziona se non c’è supporto tra i compagni. Questo vale anche nella vita fuori”.

La dimensione collettiva è dunque centrale nell’iniziativa, che mira a favorire non solo la riduzione della recidiva ma anche l’emersione di un nuovo senso di comunità. Il progetto “Sport Active” agisce in sinergia con altri strumenti trattamentali già attivi all’interno dell’istituto penitenziario, come formazione professionale e percorsi lavorativi. L’approccio multidisciplinare rientra in una più ampia strategia di intervento volta a contrastare l’isolamento sociale e a rafforzare la possibilità di un ritorno positivo nella società al termine della pena.

In sintesi, l’attività sportiva diventa un’occasione di riscatto personale, una via per riattivare competenze relazionali e stimolare la motivazione a un cambiamento duraturo. La presenza costante di istruttori qualificati assicura la qualità degli interventi e rafforza il valore educativo dell’intero percorso.

Il progetto sarà attivo per tutta la durata del 2024 e rappresenta uno degli strumenti operativi scelti dall’amministrazione penitenziaria per rafforzare le politiche di reinserimento. Ulteriori iniziative analoghe sono allo studio anche in altri istituti italiani, secondo quanto anticipato da Sport&Salute.

L’intervento presso il penitenziario di Perugia si inserisce quindi in una cornice nazionale di buone pratiche in cui lo sport è considerato un supporto efficace per la riduzione della devianza e per la costruzione di nuovi percorsi di vita.

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