Senzatetto, sicurezza e dignità, serve risposta sociale coordinata

Senzatetto, sicurezza e dignità, serve risposta sociale coordinata

La presenza non può essere ridotta a semplice problema di ordine pubblico

📌 FLASH NEWS – La presenza di persone senza dimora nell’ospedale di Perugia riapre una questione non soltanto di sicurezza. Servono accoglienza, assistenza e tutela della dignità, insieme a condizioni adeguate per pazienti e operatori.

La presenza di persone senza fissa dimora all’interno dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia non può essere ridotta a un semplice problema di ordine pubblico. Dietro ogni persona che cerca riparo in una sala d’attesa ci sono fragilità, solitudine e bisogno di assistenza. La sicurezza del presidio deve essere garantita, ma senza trasformare la povertà in una colpa.

A riportare la vicenda all’attenzione delle istituzioni è Augusto Peltristo, capogruppo di Fare Perugia con Romizi – Forza Italia. Il consigliere afferma di avere ricevuto nuove segnalazioni, dopo quelle presentate a partire dall’aprile 2025.

Secondo quanto riferito da Peltristo, alcune persone senza dimora continuerebbero a sostare negli ambienti del nosocomio. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, il fenomeno potrebbe ripresentarsi con maggiore frequenza.

La circostanza pone una domanda che riguarda l’intera comunità: dove può trovare riparo chi non ha una casa? Se un ospedale diventa un rifugio notturno, l’allarme non riguarda soltanto gli accessi o la vigilanza. Rivela anche la necessità di una risposta sociale capace di raggiungere le persone prima che siano costrette a cercare protezione in un luogo di cura.

Peltristo riferisce anche presunti atteggiamenti aggressivi o verbalmente minacciosi verso alcuni operatori. Si tratta, come precisa lo stesso esponente politico, di episodi da verificare. Il personale sanitario e i dipendenti hanno diritto a lavorare in condizioni di sicurezza. Allo stesso tempo, eventuali comportamenti individuali non possono diventare motivo per considerare tutte le persone senza dimora come un pericolo.

La tutela di pazienti, familiari e lavoratori deve procedere insieme alla salvaguardia della dignità di chi vive una condizione di estrema marginalità. Allontanare una persona senza offrirle un’alternativa non risolve il problema. Lo sposta soltanto in un’altra strada, in un’altra stazione o sotto un altro portico.

Il capogruppo ha chiesto verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie delle sale d’attesa e degli spazi comuni. Ha inoltre sollecitato controlli sulla videosorveglianza, sulle porte che nelle ore serali dovrebbero rimanere chiuse e sull’organizzazione della vigilanza interna.

Sono aspetti rilevanti per il funzionamento di una struttura ospedaliera. La risposta, però, non può limitarsi a telecamere, porte chiuse e interventi delle forze dell’ordine. Occorre comprendere perché alcune persone continuino a scegliere l’ospedale come luogo in cui trascorrere ore o notti.

Nello stesso intervento, Peltristo richiama la necessità di attivare il Pronto Soccorso Sociale del Comune di Perugia. È questo il passaggio che può restituire alla vicenda una prospettiva più ampia: individuare le persone, ascoltarne i bisogni e accompagnarle verso servizi e forme di assistenza adeguate.

Il coordinamento dovrebbe coinvolgere Azienda ospedaliera, Comune, Regione, servizi sociali, Prefettura, Questura e forze dell’ordine. Non per rendere invisibili i senza dimora, ma per evitare che siano lasciati soli fino al punto di dover cercare protezione dentro un ospedale.

Peltristo ha trasmesso una nuova segnalazione anche alla Procura della Repubblica di Perugia. Ha chiesto accertamenti sulla sicurezza, sugli accessi, sulla copertura delle telecamere e sulle condizioni igieniche della struttura.

Garantire ordine e pulizia nel principale presidio ospedaliero è indispensabile. Ma il decoro non può coincidere con la rimozione delle persone fragili dallo spazio pubblico. Una città è davvero sicura quando protegge chi lavora e chi si cura, ma anche quando non abbandona chi non possiede neppure una porta da chiudere per la notte.

La vicenda del Santa Maria della Misericordia chiede quindi una risposta concreta e umana. Sicurezza e solidarietà non sono obiettivi contrapposti. Diventano parte della stessa soluzione quando le istituzioni collaborano per prevenire i rischi, assicurare assistenza e offrire alle persone senza dimora un’alternativa reale alla strada.

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