GimFive “disobbediente”, ci hanno multati, ma le palestre lavorano, #IoApro

 
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GimFive “disobbediente”, ci hanno multati, ma le palestre lavorano, #IoApro

«Le palestre del nostro circuito lavorano, ci hanno multati, ma domani mattina saremo regoarmente opertativi e abbiamo lavorato anche oggi». Alla nostra obiezione: “Noi siamo andati lì di pomeriggio, nella vostra sede di via Settevalli e non ci ha  aperto nessuno. Era chiusa». «No – replica Federico Milieni del marketing del circuito della GimFive che di palestre in Umbria ne ha a Perugia, Corciano e Foligno – abbiamo lavorato».

La nostra redazione, che è andata a controllare, ha invece – e lo ripetiamo – trovato chiuso, anche se all’interno ci è sembrato di intravvedere una persona.
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Fuori dalla palestra sono arrivati diversi giovani, sacco in spalla, e pronti per allenarsi. C’è stato chi ha raccontato: “Alle 13 di oggi sono arrivate due pattuglie di polizia, sono entrate hanno parlato con l’operatore e poi sono andate via…non so se hanno fatto multe».

Milieni conferma che la multa c’è stata: “Contesteremo tutto – dice -, abbiamo una squadra di avvocati. Noi abbiamo diritto di lavorare e lavoriamo».

 

#IoApro ha messo a segno il suo primo colpo, non tanto in Umbria dove, si sa, i tempi di reazione sono lenti come la vita che vi scorre, ma in tutta Italia. Ristoranti e ristoratori hanno rinunciato all’asporto, il cosiddetto “delivery“, e le palestre hanno riaperto, almeno quelle di grandi circuiti.

Quegli imprenditori che, contravvenendo al DCPM – l’ennesimo – che stravolge un’altra volta la vita degli italiani e degli umbri, hanno deciso di affrontare multe e segnalazioni pur di tornare – e ne hanno diritto – a poter lavorare.

«Qui non si tratta di essere negazionisti – dice uno di loro contattato via WhatsApp –, ma di rifiutare di dover morire di fame. Tanto più – aggiunge – che al tempo del lockdown avevamo fatto tutto quello che ci era stato richiesto, avevamo speso soldi per metterci in regola e non si è sentito dire di un caso di contagio da coronavirus».

«Di fatto – aggiunge la moglie – questa abominevole modalità deve terminare, noi continueremo a disobbedire».

 

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