Piede diabetico, successo a Perugia con procedura mini-invasiva
Per la prima volta in Umbria è stato eseguito con esito positivo un intervento innovativo di salvataggio dell’arto inferiore su un paziente affetto da sindrome del piede diabetico. La procedura è stata realizzata all’Azienda Ospedaliera di Perugia grazie a un lavoro congiunto tra specialisti di diverse discipline, che hanno applicato una tecnica avanzata destinata ai casi più complessi.
Il paziente, un uomo di 53 anni, era affetto da una grave forma di piede di Charcot, una delle complicanze più severe legate al diabete. Per affrontare il quadro clinico è stato utilizzato il trasporto tibiale trasversale (TTT), metodica chirurgica finalizzata a favorire il recupero dell’arto evitando, quando possibile, procedure demolitive.
Una collaborazione tra più specialità
L’intervento è stato possibile grazie a un percorso multidisciplinare, elemento considerato determinante nella gestione delle forme più gravi di piede diabetico. Il trattamento ha coinvolto il Centro regionale per il Piede Diabetico, diretto dalla dottoressa Cristiana Vermigli, insieme alla struttura di Ortopedia e Traumatologia, guidata dal professor Auro Caraffa, e a quella di Anestesia e Rianimazione, diretta dal professor Edoardo De Robertis.
Alla procedura hanno partecipato gli ortopedici Lorenzo Maria Di Giacomo e Paolo Ceccarini, affiancati dagli specialisti del Centro regionale del Piede Diabetico, composto dalla dottoressa Cristiana Vermigli e dal dottor Giuseppe Murdolo, appartenente alla struttura complessa di Endocrinologia diretta dal professor Efisio Puxeddu.
La sinergia tra competenze ortopediche, diabetologiche, anestesiologiche ed endocrinologiche ha consentito di pianificare ogni fase del trattamento, dalla valutazione iniziale fino alla realizzazione della tecnica chirurgica e al successivo percorso di recupero.
Una tecnica ancora poco diffusa in Europa
Il trasporto tibiale trasversale rappresenta una procedura innovativa, adottata finora in un numero limitato di casi nel continente europeo. Secondo quanto illustrato dal dottor Giuseppe Murdolo, fino a pochi mesi fa la metodica era stata utilizzata in meno di cento pazienti in Europa ed è destinata soprattutto ai casi complessi di sindrome del piede diabetico nei quali l’obiettivo principale è preservare l’arto inferiore.
L’introduzione di questa tecnica in Umbria amplia quindi le possibilità terapeutiche offerte ai pazienti con forme particolarmente avanzate della malattia, inserendo l’Azienda Ospedaliera di Perugia tra le realtà che hanno acquisito esperienza nell’applicazione di questa procedura.
Come funziona il trasporto tibiale trasversale
La metodica si basa sui principi della distrazione osteogenetica, sviluppati da Ilizarov. La procedura è mini-invasiva e consiste nella realizzazione di una piccola osteotomia corticale della tibia, con l’isolamento di un frammento osseo di forma rettangolare.
Attraverso un fissatore esterno il segmento osseo viene progressivamente spostato lateralmente di circa un millimetro al giorno per un periodo di circa sei settimane. Successivamente il frammento viene riportato gradualmente nella sua posizione originaria.
L’intero processo è programmato con precisione e viene seguito nel tempo dagli specialisti, che monitorano l’evoluzione della risposta biologica e l’andamento della guarigione.
L’obiettivo è migliorare la vascolarizzazione
Il principio alla base della tecnica è la stimolazione della formazione di nuovi vasi sanguigni. Secondo quanto spiegato dai medici coinvolti, la distrazione controllata dell’osso determina una marcata neo-vascolarizzazione dei tessuti.
L’aumento della rete vascolare migliora infatti l’apporto di ossigeno e nutrienti al piede, creando condizioni più favorevoli per la guarigione. Questo rappresenta un elemento essenziale per il buon esito delle osteotomie correttive e delle tecniche di medicina rigenerativa utilizzate nel trattamento dei tessuti compromessi.
L’incremento della perfusione sanguigna costituisce uno degli aspetti più importanti della procedura, poiché nei pazienti con piede diabetico la ridotta circolazione rappresenta spesso uno dei principali ostacoli alla guarigione delle lesioni.
Un’esperienza maturata anche all’estero
La tecnica è già impiegata da diversi anni in Cina, dove ha prodotto risultati considerati promettenti. Proprio per acquisire competenze specifiche sul suo utilizzo, il dottor Lorenzo Maria Di Giacomo ha svolto un percorso di studio direttamente nei centri che applicano questa metodica.
L’esecuzione del primo intervento in Umbria segna quindi un nuovo traguardo per l’Azienda Ospedaliera di Perugia e per il Centro regionale dedicato al piede diabetico, confermando l’importanza dell’integrazione tra professionalità diverse e dell’introduzione di tecniche innovative nella gestione delle patologie più complesse.

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