SIMEDET: “Serve formare studenti e cittadini sul DAE”
Solo un italiano su sei saprebbe come agire di fronte a un’emergenza cardiaca. È quanto emerge da una ricerca rilanciata dalla SIMEDET (Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica), che denuncia gravi lacune nella conoscenza delle manovre salvavita e chiede l’attuazione di un piano nazionale di formazione alla rianimazione cardiopolmonare (RCP) e all’uso del defibrillatore automatico esterno (DAE). A dirlo è Manuel Monti, Vicepresidente Nazionale SIMEDET.
Secondo lo studio condotto dall’Osservatorio Opinion Leader 4 Future, soltanto il 16% degli italiani interverrebbe concretamente praticando un massaggio cardiaco o utilizzando un defibrillatore. Il 29% si limiterebbe a chiamare i soccorsi, mentre il 32% agirebbe soltanto se guidato telefonicamente da un operatore sanitario. Dati che, per la SIMEDET, riflettono un problema culturale e formativo che incide direttamente sui tassi di sopravvivenza in caso di arresto cardiaco.
Le cause principali della mancata reazione sono la paura di peggiorare la situazione (56% degli intervistati) e la scarsa conoscenza delle tecniche di emergenza (42%). Sebbene il 63% dichiari di conoscere l’arresto cardiaco, solo il 24% sa definirlo correttamente e appena l’11% è in grado di distinguerlo da un infarto. La confusione terminologica e la mancanza di formazione pratica, evidenzia la SIMEDET, ostacolano la capacità di intervento nei primi minuti, decisivi per la sopravvivenza.
Il quadro diventa ancora più preoccupante analizzando i dati relativi alla preparazione: il 74% degli italiani non ha mai frequentato un corso di primo soccorso, e solo il 14% possiede una formazione specifica che ricorda nel dettaglio. Anche la conoscenza dei DAE resta limitata: il 70% degli intervistati li ha solo sentiti nominare e il 5% ignora completamente cosa siano. Tuttavia, l’84% di chi non è formato si dice disposto a partecipare a corsi brevi di 4-5 ore, segnale che, secondo la SIMEDET, indica un potenziale positivo su cui investire.
Il vicepresidente della Società, Manuel Monti, sottolinea che il principale ostacolo non è tecnologico, ma psicologico: la paura di intervenire blocca i cittadini anche in presenza degli strumenti adeguati. Monti richiama l’urgenza di accelerare l’attuazione della Legge 116/2021, che prevede l’obbligo di formazione alle manovre salvavita nelle scuole e nei percorsi per il conseguimento della patente di guida. L’obiettivo è creare una rete diffusa di cittadini formati, come avviene nei Paesi europei dove la sopravvivenza media in caso di arresto extraospedaliero è tripla rispetto all’Italia.
In vista della Settimana Internazionale della Rianimazione Cardiopolmonare, la SIMEDET aderisce alle iniziative nazionali patrocinate da Senato, Camera e Ministero dell’Istruzione, che prevedono eventi e dimostrazioni pratiche in oltre venti città. L’intento è diffondere la cultura del primo soccorso e rendere la conoscenza delle manovre salvavita un patrimonio collettivo, non riservato a pochi esperti.
La Società ribadisce che solo un’educazione capillare e multidisciplinare, iniziando dagli studenti delle scuole medie e superiori, potrà trasformare la paura in competenza e garantire una risposta efficace alle emergenze cardiache.

Commenta per primo