Malattia della pioggia, cresce l’allerta sanitaria in Europa

Dermatofilosi, nuovi casi e trasmissione al vaglio dell’Ecdc

📌 FLASH NEWS – Crescono in Europa i casi di dermatofilosi, infezione cutanea causata dal Dermatophilus congolensis. L’Ecdc osserva una possibile trasmissione fra persone tramite contatto fisico stretto e non esclude gli oggetti contaminati.


L’aumento delle infezioni da Dermatophilus congolensis registrato in diversi Paesi europei ha portato la dermatofilosi, conosciuta anche come “malattia della pioggia”, all’attenzione delle autorità sanitarie. Si tratta di una patologia batterica della pelle tradizionalmente associata soprattutto agli animali e considerata, fino a tempi recenti, un’infezione rara nell’uomo.

L’elemento che viene seguito con particolare attenzione riguarda le modalità di trasmissione. I casi osservati in Europa hanno infatti sollevato l’ipotesi di un passaggio del batterio direttamente tra persone attraverso contatti fisici molto stretti. Una possibilità che rappresenterebbe un cambiamento rispetto al quadro epidemiologico tradizionalmente conosciuto per questa infezione.

Il batterio noto soprattutto in ambito veterinario

La dermatofilosi è provocata dal Dermatophilus congolensis, un batterio conosciuto soprattutto in medicina veterinaria. Il microrganismo interessa principalmente i bovini, ma può colpire anche cavalli, pecore e altri animali, sia domestici sia selvatici.

Nell’uomo, invece, le infezioni sono state storicamente considerate sporadiche. Proprio questa caratteristica rende significativa l’osservazione di più casi in diversi Paesi europei e ha determinato un aumento dell’attenzione da parte del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ecdc.

L’obiettivo è comprendere se il comportamento epidemiologico del batterio stia effettivamente cambiando e quale ruolo possano avere i contatti ravvicinati nella diffusione dell’infezione.

I sintomi interessano principalmente la pelle

La dermatofilosi si manifesta essenzialmente attraverso lesioni cutanee. Tra i sintomi segnalati figurano papule, pustole, croste, aree interessate da desquamazione e prurito. Le manifestazioni possono quindi assumere caratteristiche differenti, pur rimanendo concentrate prevalentemente sulla superficie della pelle.

La comparsa di queste alterazioni dermatologiche costituisce uno degli elementi utilizzati per individuare l’infezione. Proprio la natura cutanea della malattia assume particolare rilevanza anche nello studio delle possibili modalità attraverso le quali il batterio potrebbe passare da un individuo all’altro.

L’attenzione degli esperti è rivolta soprattutto alla relazione tra contatto diretto della pelle e trasmissione del microrganismo, alla luce dei nuovi episodi osservati.

Sotto esame il possibile contagio tra persone

La novità maggiormente significativa riguarda infatti l’ipotesi di una trasmissione da persona a persona. Il contatto fisico particolarmente stretto viene considerato la modalità più probabile nei casi che non risultano riconducibili alla tradizionale esposizione agli animali.

L’ipotesi viene valutata dalle autorità sanitarie europee nell’ambito del monitoraggio dell’evoluzione della dermatofilosi. La possibilità di una diffusione interumana rappresenta un elemento rilevante perché modificherebbe il quadro con cui questa infezione è stata considerata per lungo tempo.

Non viene inoltre esclusa una trasmissione indiretta attraverso superfici oppure oggetti contaminati. Anche questo aspetto resta sotto osservazione per chiarire con maggiore precisione le dinamiche attraverso le quali il Dermatophilus congolensis può circolare tra gli esseri umani.

Dalla zoonosi rara ai nuovi casi europei

Per molti anni la dermatofilosi umana è stata collegata prevalentemente all’esposizione ad animali infetti o ad ambienti contaminati. La malattia è infatti conosciuta soprattutto come infezione degli animali da allevamento e la presenza nell’uomo è stata considerata eccezionale.

I nuovi episodi registrati nel continente europeo hanno però modificato il livello di attenzione. La presenza di casi senza il tradizionale collegamento con gli animali rende necessario approfondire altre possibili modalità di contagio.

È in questo contesto che l’Ecdc sta seguendo l’andamento dell’infezione, con particolare attenzione ai collegamenti epidemiologici fra i casi e alle circostanze nelle quali potrebbe essersi verificata la trasmissione.

L’attenzione dell’Ecdc sull’evoluzione dei contagi

Il monitoraggio europeo punta dunque a stabilire se ci si trovi davanti a una reale modifica delle caratteristiche epidemiologiche della dermatofilosi. Il contatto fisico stretto rappresenta al momento uno degli elementi centrali dell’analisi, mentre resta aperta anche l’ipotesi del passaggio attraverso materiali o superfici contaminati.

La situazione viene osservata proprio perché l’infezione da Dermatophilus congolensis è stata finora poco frequente nell’uomo. Un incremento dei casi e l’emergere di modalità di trasmissione differenti da quelle tradizionalmente conosciute richiedono quindi una valutazione più approfondita.

L’attenzione sanitaria europea riguarda soprattutto la necessità di comprendere come il batterio stia circolando e quali siano i fattori che favoriscono il contagio.

Perché viene chiamata malattia della pioggia

La dermatofilosi è conosciuta anche con l’espressione “malattia della pioggia”, denominazione con la quale l’infezione è diventata maggiormente nota al grande pubblico. Al di là del nome, il punto centrale dell’attuale osservazione sanitaria resta però la presenza del Dermatophilus congolensis nell’uomo e il possibile cambiamento delle sue dinamiche di trasmissione.

Il quadro europeo viene pertanto seguito per verificare l’evoluzione dei casi, individuare con maggiore precisione le modalità di passaggio del batterio e comprendere il peso del contagio diretto tra persone.

La combinazione tra aumento delle segnalazioni, manifestazioni cutanee e possibile trasmissione interumana spiega l’attenzione riservata alla dermatofilosi. Una patologia finora conosciuta soprattutto nel mondo veterinario è così entrata nel campo della sorveglianza sanitaria europea, mentre proseguono le valutazioni sulle caratteristiche dei nuovi contagi.

2 Commenti

  1. mi raccomando continuiamo con la dissennata politica accoglienza. quando le masse si sveglieranno sarà troppo tardi e comunque andranno in cerca di altre cause, alternative.

  2. non era “accoglienza” ma ” accogliona”. il fatto che il correttore intervenga d’ ufficio la dice lunga sul periodo degenerato che stiamo vivendo.E peggio verrà!!!!!

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