Intramoenia fuori controllo, Perugia maglia nera

Intramoenia fuori controllo, Perugia maglia nera

Sette ospedali umbri irregolari, dati Agenas allarmanti

Perugia emerge come uno dei casi più critici nella mappa nazionale dell’Intramoenia, con sette ospedali umbri segnalati da Agenas per irregolarità e due strutture cittadine tra le peggiori dieci in Italia. I dati evidenziano un divario marcato tra prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale e quelle svolte in libera professione, con tempi di attesa sensibilmente più lunghi nel pubblico.

All’ospedale di Perugia, le ecografie ginecologiche – come scrive M.N. su La Nazione – con sonda registrano 314 prestazioni istituzionali contro 1.322 in intramoenia: l’attesa media è di 48 giorni nel pubblico e appena 4 nel privato. Analoga sproporzione riguarda le prime visite ginecologiche, con 289 prestazioni istituzionali e 1.033 in intramoenia, tempi di attesa di 20 giorni contro 5. Numeri che collocano la città tra le realtà dove la forbice tra pubblico e attività libero-professionale è più evidente.

La normativa del 1992 stabilisce che nessun medico possa svolgere più attività in intramoenia rispetto al regime istituzionale. Tuttavia, molte aziende sanitarie calcolano i limiti sul reparto e non sul singolo professionista, rendendo i controlli meno efficaci. A livello nazionale, il 60% delle prestazioni a pagamento è concentrato nelle mani di primari e docenti universitari, figure che dovrebbero contribuire a ridurre le liste d’attesa.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ipotizzato la sospensione dell’intramoenia nelle strutture che superano i limiti, provocando la reazione immediata dei sindacati medici. Pierino Di Silverio, segretario Anaao Assomed, ha replicato che eliminare l’intramoenia significherebbe privare i medici di un residuo di libertà professionale e i cittadini di un accesso regolato a prestazioni di qualità a prezzi calmierati.

Il dibattito resta aperto: da un lato la necessità di garantire equità e tempi certi nel pubblico, dall’altro la difesa di un modello che, se regolato correttamente, può rappresentare un’opportunità di scelta per i cittadini.

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