Inquinamento aria aggrava disturbi psichiatrici con incremento accessi in pronto soccorso

Inquinamento aria aggrava disturbi psichiatri con incremento accessi in pronto soccorso

Inquinamento aria aggrava disturbi psichiatrici con incremento accessi in pronto soccorso

Un gruppo di ricercatori in servizio presso le strutture di degenza di psichiatria degli ospedali S. Maria della Misericordia di Perugia e S. Giovanni Battista di Foligno hanno effettuato uno studio per valutare l’associazione tra l’esposizione giornaliera ad inquinanti ambientali (come le polveri sottili, ozono, monossido di carbonio, NO2,  rilevati tramite le stazioni di monitoraggio dell’ARPA Umbria) e gli accessi giornalieri per motivi psichiatrici presso le strutture di Pronto soccorso dei due ospedali umbri.

“Dalle nostre ricerche effettuate su un periodo di due anni di tempo, è emerso che vi è una evidente correlazione tra l’inquinamento dell’aria e l’aggravamento delle patologie psichiatriche” dice il dottor Francesco Bernardini, attualmente dirigente medico presso l’ospedale di Pordenone, dopo esperienze anche all’estero e specializzazione in psichiatria conseguita a Perugia.

Lo studio è stato pubblicato proprio mercoledì 6 novembre sulla prestigiosa rivista “Epidemiology and Psychiatric Sciences” ; si tratta del primo effettuato in Italia e il seconda in Europa. Alla ricerca hanno partecipato anche specialisti in servizio presso l’ospedale di Foligno, la dott.ssa Antonia Tamantini e dottor Massimiliano Piselli. “ L’importanza dello studio – dice il professor Alfonso Tortorella, direttore della struttura complessa di Psichiatria dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – consiste nel fatto che viene dimostrato come è sufficiente un aumento di 10 microgrammi di inquinamento per provoca un aumento di accessi al pronto soccorso del 10 % di pazienti psichiatrici”.

Lo studio – viene precisato in una nota dell’ospedale di Perugia –  è stato effettuato su 1860 accessi per motivi psichiatrici nelle strutture di Pronto soccorso dei due ospedali umbri.  I ricercatori che hanno firmato la ricerca hanno voluto dedicare l’attività svolta alla memoria del loro maestro, il professor Roberto Quartesan, scomparso qualche mese fa, che quando era in servizio aveva promosso lo studio, avendone intuito l’importanza.

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