Maffeis: donare sé stessi costruisce Chiesa città e comunità
📌 FLASH NEWS – Perugia celebra San Lorenzo con il pensiero e la benedizione di Papa Leone XIV. Nell’omelia l’arcivescovo Ivan Maffeis richiama il valore del dono di sé, della carità e del servizio alla comunità e alla città di Perugia oggi.
Perugia ha vissuto una festa di San Lorenzo caratterizzata dal pensiero e dalla benedizione di Papa Leone XIV, trasmessi alla città dall’arcivescovo Ivan Maffeis durante la solenne celebrazione eucaristica dedicata al diacono e martire, titolare della cattedrale.
La celebrazione si è svolta nel pomeriggio di lunedì 10 agosto. All’inizio dell’omelia, monsignor Maffeis ha raccontato di avere incontrato in mattinata il Santo Padre durante un’udienza e di avergli parlato della cattedrale e della città di Perugia, entrambe legate alla figura di San Lorenzo. Papa Leone XIV ha affidato all’arcivescovo il proprio pensiero e la propria benedizione per la comunità perugina. Nel colloquio ha inoltre ricordato Perugia con una battuta legata alle elevate temperature registrate in questi giorni.
Il messaggio di Papa Leone XIV alla città
L’arcivescovo Ivan Maffeis ha riferito ai fedeli le parole ricevute dal Pontefice, inserendole all’inizio di una riflessione dedicata alla figura di San Lorenzo e al significato del martirio cristiano. La festa patronale è diventata così occasione per collegare la storia del santo titolare della cattedrale con altre figure ricordate dalla Chiesa nel corso della stessa settimana.
Maffeis ha richiamato innanzitutto il martirio di San Lorenzo, avvenuto il 10 agosto del 258 durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano. Ha quindi ricordato papa Ponziano e il sacerdote Ippolito, morti alcuni anni prima sotto l’imperatore Massimino.
Accanto ai martiri della Chiesa delle origini, l’arcivescovo ha richiamato anche figure appartenenti alla storia contemporanea, sottolineando una continuità nella testimonianza offerta da persone capaci di arrivare fino al dono della propria vita.
Da Edith Stein a Massimiliano Kolbe
Nel suo intervento Maffeis ha ricordato Edith Stein, celebrata dalla Chiesa il 9 agosto e morta ad Auschwitz il 9 agosto 1942. Ha poi richiamato Massimiliano Kolbe, la cui memoria liturgica ricorre il 14 agosto. Anche Kolbe morì ad Auschwitz, il 14 agosto 1941, dopo aver scelto di offrire la propria vita per un altro prigioniero.
Il percorso tracciato nell’omelia ha quindi collegato epoche differenti attraverso il tema del martirio, inteso come testimonianza estrema di fede e di amore verso gli altri. L’arcivescovo ha però esteso la riflessione oltre la storia della Chiesa, osservando come anche la società sia attraversata da persone capaci di donarsi per costruire comunità, famiglia e legami con la propria città.
Il dono di sé nella vita quotidiana
Maffeis ha sottolineato come molte persone abbiano offerto la propria vita nella semplicità e nel silenzio, spesso senza lasciare una traccia riconoscibile nella storia.
Il riferimento evangelico utilizzato nell’omelia è stato quello del chicco di grano. Un’immagine che rappresenta la necessità di essere seminati e di consumarsi per poter generare frutto.
Nella riflessione dell’arcivescovo, il chicco di grano diventa anche immagine di Gesù che entra nel dolore, nelle paure e nella morte dell’uomo per introdurre un principio di vita.
Al centro del messaggio resta quindi l’amore, presentato come una forza apparentemente fragile di fronte alle logiche del potere e della violenza, ma capace di non essere definitivamente sconfitta.
San Lorenzo come testimone della carità
La figura di San Lorenzo è stata indicata da Maffeis come esempio di una carità vissuta fino alle conseguenze più radicali.
Il martire rappresenta, nelle parole dell’arcivescovo, una forma di amore capace di arrivare fino al dono completo di sé per la salvezza degli altri. Una logica evangelica che resta distante dalle logiche del mondo e che, secondo Maffeis, conserva tuttavia un significato anche per la Chiesa e per la città di oggi.
Il richiamo non riguarda quindi soltanto la memoria storica di San Lorenzo, ma diventa invito a tradurre il suo esempio in comportamenti concreti, soprattutto nel rapporto con le persone più fragili e con i poveri.
Il richiamo alle parole pronunciate ad Assisi
Verso la conclusione dell’omelia, l’arcivescovo è tornato sulle parole di Papa Leone XIV, ricordando quanto il Pontefice aveva detto ai giovani durante l’incontro svoltosi ad Assisi il giovedì precedente.
Maffeis ha richiamato l’invito a non pensare che i problemi possano essere risolti semplicemente attraverso la fuga, il tradimento o continui cambiamenti di direzione che non consentono di costruire un vero cammino.
Il riferimento è stato collegato al significato della festa di San Lorenzo e alla necessità di mantenere un legame concreto con gli altri, con la comunità e con le responsabilità personali.
L’arcivescovo ha quindi riportato un altro passaggio del messaggio di Papa Leone XIV ai giovani, dedicato alla capacità della presenza di Gesù di creare legami tra persone che, diversamente, non si sarebbero incontrate o frequentate.
Servire invece di dominare
Nella parte conclusiva, Maffeis ha rivolto un pensiero alla città di Perugia e a quella che ha definito una santità laicale capace, nel tempo, di contribuire alla costruzione della comunità.
San Lorenzo, i santi della Chiesa e le tante persone che hanno vissuto quotidianamente il servizio agli altri vengono proposti come indicazione di una strada fondata non sul dominio, ma sul servizio.
L’arcivescovo ha contrapposto il desiderio di possesso alla capacità di ricevere e restituire, richiamando un modello di vita basato sull’appartenenza e sulla responsabilità nei confronti degli altri.
La festa patronale diventa così, nel messaggio di Maffeis, occasione per rafforzare il rapporto con Gesù, con la Chiesa e con la città.
Una festa legata alla comunità perugina
La celebrazione di San Lorenzo ha assunto quest’anno un significato particolare anche per il messaggio giunto direttamente da Papa Leone XIV poche ore prima della funzione.
La benedizione affidata all’arcivescovo Ivan Maffeis ha accompagnato una riflessione centrata sulla costruzione della comunità attraverso il dono personale, la carità e la capacità di mettersi al servizio degli altri.
Il filo conduttore dell’omelia ha unito il martirio di San Lorenzo, le figure dei santi ricordati in questi giorni e le persone comuni che, nella vita quotidiana, hanno contribuito alla crescita della società e delle famiglie.
Perugia ha così celebrato il proprio patrono attraverso un richiamo alla memoria, alla responsabilità e alla solidarietà, con l’invito a trasformare la testimonianza dei santi in una maggiore attenzione alla Chiesa, alla città e alle persone che vivono situazioni di bisogno.

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