CELEBRATA LA FESTIVITA’ DEL CORPUS DOMINI CON LA PROCESSIONE EUCARISTICA

ernesto_vecchi(umbriajournal.com) TERNI – Celebrata a Terni la festività del Corpus Domini con la messa nella chiesa di San Francesco, presieduta dal vescovo mons. Ernesto Vecchi nel corso della quale ha ricordato come “l’Eucaristia, nella sua identità reale con Gesù Cristo, si pone come riferimento primo per giudicare, modellare, rivitalizzare, orientare ogni tirocinio spirituale personale o comunitario e ogni scelta pastorale”.

Al termine dal sagrato della chiesa di San Francesco è partita la processione eucaristica con il S.Sacramento per le vie della città, via Barberini, Corso Tacito, piazza della Repubblica con la sosta per una breve meditazione, via Roma, via dell’Arringo, alla quale hanno preso parte i sacerdoti della diocesi, le confraternite, i ragazzi che hanno ricevuto i Sacramenti in questo anno, i rappresentanti delle parrocchie e delle associazioni e che si è conclusa nella Cattedrale di Terni con l’Elevatio Spiritualis nella festa del Corpus Domini eseguita dall’Orchestra d’Armonia Città di Terni diretta da Domenico Agnusdei.

La festività del Corpus Domini rappresenta un momento importante a fine anno pastorale, in cui al centro della celebrazione è l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della chiesa, attraverso la quale si sperimenta la comunione tra le varie realtà della diocesi per sentirsi complementari nella diversità di ciascuno. La comunità diocesana riunita intorno al corpo del Cristo portato in processione per le vie della città, nella corale preghiera per i deboli, i poveri, per chiunque ha bisogno di amore e di consolazione, vicino o lontano, è il segno tangibile di una condivisione e partecipazione alla vita cittadina e ai suoi problemi, donando quell’amore evangelico capace di superare gli individualismi, di liberare dalla schiavitù del denaro e del materialismo, l’energia più preziosa contro il radicarsi del male.

Di seguito l’omelia del vescovo Ernesto Vecchi nella celebrazione nella chiesa di San Francesco:

“Celebrare la Solennità del Corpus Domini – a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II – significa anzitutto cogliere l’occasione per rimettere in luce lo spessore eucaristico del magistero conciliare, in particolare un’affermazione ricca di potenzialità per la vita spirituale e pastorale: “Nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo nostra Pasqua e pane vivo che dà la vita agli uomini… Per questo l’Eucaristia si presenta come fonte di ogni energia spirituale e culmine dell’azione ecclesiale e, quindi, di tutta l’evangelizzazione”. In tale prospettiva, Giovanni Paolo II disse ai Vescovi europei (1982) che l’Eucaristia è il «luogo teologico» in cui situarci per interpretare, alla luce dello Spirito, l’«oggi» della storia della salvezza in Europa, proprio in vista di una rinnovata evangelizzazione.

I testi biblici che abbiamo ascoltato ci mettono di fronte alla volontà precisa di Gesù: «Fate questo in memoria di me. Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga» (1Cor 11, 25-26).

Oggi, all’inizio del secondo decennio del XXI secolo, le parrocchie e ogni altra aggregazione ecclesiale, debbono ritrovare un ruolo attivo. Ciò può avvenire attraverso il recupero pieno di una persuasione, che da sempre accompagna il cammino della Chiesa: cioè, la persuasione di aver ricevuto col dono dell’Eucaristia il codice genetico della sua identità e l’inesauribile sorgente della sua potenzialità, cioè un dono pieno ed esclusivo, che la pone di fronte al mondo come sacramento di «salvezza sociale» integrale.

Di conseguenza, l’Eucaristia, nella sua identità reale con Gesù Cristo, si pone come riferimento primo per giudicare, modellare, rivitalizzare, orientare ogni tirocinio spirituale personale o comunitario e ogni scelta pastorale.

Il Papa Urbano IV nel 1264 estese a tutta la Chiesa la festa del «Corpus Domini» con la Bolla «Transiturus de hoc mundo». Per quale ragione? Per ribadire la fede della Chiesa nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, dopo le tesi negazioniste del teologo e filosofo francese Berengario di Tours (998-1088), che poneva in dubbio la «transustanziazione» eucaristica, cioè la dottrina di fede che afferma il cambiamento della sostanza del pane e del vino, nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo, pur rimanendo invariate le qualità esteriori (“accidenti”).

Inoltre vi furono alcuni episodi che portarono la Chiesa a ribadire la fede nella presenza reale, in modo stabile. Nel 1246 la monaca agostiniana Giuliana ebbe delle rivelazioni mistiche, che spinsero il Vescovo di Liegi – dove Urbano IV era stato Arcidiacono – a celebrare per la prima volta la festa del «Corpus Domini». Inoltre, a Bolsena, un sacerdote boemo, che nutriva dubbi sulla «transustanziazione», mentre celebrava la Messa, al momento della frazione del pane vide uscire uno schizzo di sangue che macchiò il corporale, ora custodito nel Duomo di Orvieto, dove in quel periodo era in visita Urbano IV, che rimase molto impressionato dal fatto straordinario. Da quell’evento sono trascorsi 750 anni, che a Orvieto vengono celebrati con un Giubileo straordinario.

L’umanità – ha detto Papa Francesco – vive in questo momento come un tornante della propria storia. Ci sono tanti aspetti positivi che concorrono al benessere dell’umanità. Tuttavia non dobbiamo nasconderci che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana, che produce conseguenze funeste: la gioia di vivere va diminuendo; l’indecenza e la violenza sono in aumento; la povertà diventa più evidente.

Una delle cause di questa situazione sta nel rapporto scorretto con il denaro, che esercita il suo dominio su di noi. In tale prospettiva la crisi finanziaria ci fa dimenticare la sua prima origine: la crisi antropologica. Anziché adorare Dio presente nell’Eucarestia, adoriamo il Dio denaro, come gli ebrei nel deserto adorarono il vitello d’oro (Cf. Es 32, 15-34).

L’uomo stesso – dice Papa Francesco – è considerato come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. E’ iniziata così «la cultura dello scarto». La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti e nasconde dietro di sé il rifiuto dell’etica, il rifiuto di Dio.

Pertanto, disertare la Messa domenicale, in pratica significa escludere Dio dalla propria vita. Ma senza Dio siamo in balia di noi stessi e delle forze del male. Con l’Eucarestia invece noi introduciamo nel nostro essere tutte le potenzialità necessarie per sconfiggere il male e dare alla nostra vita un autentico e armonico sviluppo.

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