Stop alla legge regionale che eroga fondi pubblici ai Rom

 
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Umbria, l'anagrafe dei bisogni quando i disabili restano soli
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Stop alla legge regionale che eroga fondi pubblici ai Rom. “Abrogare di cinque articoli della legge regionale n.11/2015 (Testo unico in materia di sanità e servizi sociali) relativi alle misure di insediamento dei nomadi in Umbria, la realizzazione dei campi di sosta e delle aree di transito, l’erogazione dei contributi per l’inserimento scolastico e professionale oltre alla promozione delle attività artigiane e delle forme associative tipiche della cultura nomade”.

È questo l’obiettivo della proposta di legge di cui il consigliere regionale Marco Squarta Fdi – Portavoce del centrodestra) annuncia la presentazione. “Palazzo Donini – spiega Squarta – spende soldi pubblici per le comunità nomadi.

E’ opportuno interrompere questa pratica perché nel sociale ci sono tante persone davvero bisognose che soffrono sulla loro pelle situazioni di autentico disagio. L’ipotizzato censimento dei rom, secondo me giusto, ha sollevato critiche pesantissime legate alla discriminazione etnica. Poi scopriamo che in Umbria ci sono fondi pubblici, soldi nostri, destinati dal governo locale proprio su base etnica ai nomadi italiani”. Marco Squarta aggiunge che “discriminare significa favorire una comunità rispetto a un’altra. Quali sarebbero le peculiarità della cultura rom da preservare e tutelare?

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Il testo di legge parla della ‘salvaguardia dell’identità e della cultura nomade’, dell’individuazione dei campi di sosta per ‘favorire la partecipazione degli utenti alla vita sociale’, di ‘agevolare l’inserimento dei minori appartenenti alle comunità nomadi negli asili nido, nella scuola materna e dell’obbligo’, della ‘realizzazione di iniziative di sostegno nel settore dell’artigianato, in particolare quello tipico della cultura nomade’.

Se pensiamo agli episodi di cronaca che spesso capita di leggere sui giornali – dichiara – quest’ultimo punto fa amaramente sorridere. Il concetto di integrazione è esattamente contrario a quello di discriminazione. Per i nomadi non possono esserci soltanto diritti. Ora basta”.

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