PD, tra nuovi e vecchi, no casta, far tornare il partito tra la gente FOTO

«Bisogna ridare senso alla cultura di sinistra» sostiene come molti altri Fabrizio Bracco

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PERUGIA – Vincenzo De Rebotti, Nando Mismetti, Massimiliano Presciutti, Giuseppe Germani, Federico Gori e Alfio Todini: i sei primi cittadini del Pd vogliono far sentire la propria voce. Ieri i sindaci umbri hanno organizzato un incontro a Sant’Andrea d’Agliano. Un centinaio di presenti tra ex, reduci e sconfitti, esponenti della minoranza dem e pezzi delle contrapposte aree interne. Assenti Leonelli, Marini e Bocci. Assente pure il segretario cittadino Paolo Polinori.
C’erano i sottufficiali: il capogruppo in consiglio comunale Diego Mencaroni, il tesoriere della segreteria regionale Marco Tosti, Giampiero Rasimelli. In penultima fila i tre segretari confederali umbri: Vincenzo Sgalla (Cgil), Ulderico Sbarra (Cisl) e Claudio Bendini (Uil). Presenti anche Bruno Palazzetti, l’ex assessore di Perugia Andrea Cernicchi, Nicola Mariuccini, Alvaro Mirabassi, Lorenzo Lucarelli di Narni, Rita Zampolini di Foligno, Dante Rossi di Spoleto, la consigliere provinciale Erica Borghesi. C’era anche l’ex primo cittadino di Perugia Wladimiro Boccali e l’ex ministro Cesare Damiano, battuto nel collegio di Terni. Gli over: Fabrizio Bracco, Vannio Brozzi, Giovanni Tarpani, Fabio Maria Ciuffini.
Tra i neo eletti, hanno risposto soltanto il primo cittadino di San Gemini, il senatore Leonardo Grimani, e Walter Verini: «Siamo percepiti come antipatici, una classe di potere che tutela la propria poltrona. Dobbiamo fare convegni anche sulla ‘bruttezza’ e non solo sulla bellezza» – detto Verini.
«Ma questo non è il partito dei sindaci», ripetono a raffica i sei che hanno organizzato la giornata.
«Far tornare il partito tra la gente, diamo loro risposte ai problemi sul lavoro, smettiamo di essere casta», il refrain più sentito. «Non sono momenti che possiamo vivere in solitudine – afferma De Rebotti –, noi domani torniamo a fare i sindaci, ma gli organismi di partito non bastano».

«Bisogna ridare senso alla cultura di sinistra» sostiene come molti altri Fabrizio Bracco.

Poi la sferzata a Palazzo Donini: «Se qualcuno in Umbria pensa di continuare a litigare per i presidenti delle Asl, lo faccia a casa sua perché questa non è proprietà privata. Altro che rimpasti, è ora di fare il ‘tagliando’ alla Regione».

«Un po’ casta lo siamo per come abbiamo interpretato il ruolo in questi anni» conferma Marco Tosti, tesoriere-Pd. «E’ vero abbiamo perso tutti – sostiene Valeria Cardinali –, ma di sicuro non siamo responsabili tutto allo stesso modo. Non facciamo cose affrettate, ma la sconfitta è clamorosa e la risposta deve essere straordinaria».

Poi Daniela Pimponi, iscritta al Pd da quattro anni: «A me da quando sono arrivata chiedono solo con quale corrente sto e non cosa penso dei problemi della gente… ». Si finisce con Giampiero Rasimelli che come altri ripete: «Rottamiamo le guerre per bande del Pd: la vita di partito di questi ultimi anni fa schifo».

L’ex sindaco di Umbertide Marco Locchi raccoglie applausi: «È stato fatto cadere un Comune da 17mila abitanti solo per ripicche personali. È ignobile. A Umbertide sarà costruito un centro islamico, la Lega c’ha fatto campagna elettorale e io sono stato lasciato completamente solo dalle istituzioni».

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