La decisione di Manuela Puletti di lasciare la Lega emerge attraverso una lunga lettera diffusa da Citerna, dove l’ex consigliera regionale racconta un percorso interiore che l’ha condotta a chiudere un capitolo durato quindici anni. Una scelta maturata senza clamori, lontana da appuntamenti elettorali, e motivata da un crescente distacco tra i suoi valori originari e la linea politica attuale del partito.
### Una frattura maturata nel tempo
Nel testo, Puletti ripercorre l’inizio della sua militanza, nata quando la Lega Nord rappresentava per lei un progetto “rivoluzionario, chiaro e definito”. Con toni misurati ma fermi, racconta come negli ultimi anni abbia percepito un progressivo allontanamento da quell’identità, fino a non riconoscersi più nelle scelte della segreteria regionale e nazionale.
Sottolinea di aver sempre vissuto la politica come servizio diretto ai cittadini, senza ruoli da difendere o convenienze personali. Proprio per questo, afferma di non riuscire più a sostenere un’organizzazione che, a suo giudizio, ha smarrito coerenza e capacità di ascolto dei territori.
### La crisi del rapporto con il partito
Puletti descrive mesi di silenzio e riflessione, durante i quali ha tentato di recuperare entusiasmo e motivazione. Racconta però di non essere più in grado di operare “in prima linea”, né di sostenere i militanti che definisce “cuore pulsante” del movimento.
La lettera evidenzia anche un malessere crescente verso dinamiche interne che giudica incoerenti: dichiarazioni pubbliche smentite in privato, personalismi, scarsa attenzione alle realtà locali e un linguaggio politico che percepisce sempre più moderato e distante dalle origini del partito.
### Identità smarrita e scelte nazionali contestate
Secondo Puletti, la Lega avrebbe progressivamente abbandonato la sua impronta originaria per spostarsi verso posizioni centriste, nel tentativo di adattarsi ai cambiamenti della società. Una strategia che, nella sua analisi, non avrebbe prodotto risultati né a livello regionale né nazionale.
Pur riconoscendo le esperienze significative vissute nel partito – dal ruolo al Ministero dell’Interno alla segreteria provinciale – afferma che la “fiamma” si è spenta, rendendo inevitabile la decisione di lasciare.
### Un addio senza rancori ma con amarezza
Nel passaggio più personale, Puletti ringrazia chi l’ha sostenuta nel corso degli anni, senza nascondere le difficoltà affrontate e le delusioni accumulate. Ribadisce di non rinnegare nulla del suo percorso, ma di non poter restare in una comunità che non sente più come tale.
La lettera si chiude con un saluto semplice e definitivo: un “buon cammino a tutti” che segna la conclusione di un lungo rapporto politico e umano.

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