Perugia Trasparente voce allo scontento degli esercenti dell’acropoli

piccolo commercio a rappresentare l'argine allo spopolamento, al degrado, all'abbandono e all'incuria delle nostre vie

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Perugia Trasparente voce allo scontento degli esercenti dell’acropoli

da Perugia Trasparente
Sull’onda della conferenza stampa tenuta da Confcommercio a Roma che ha avuto tanta eco nei titoli dei giornali locali il giorno 7 marzo scorso, l’associazione di commercianti e residenti del centro storico “Perugia Trasparente” ha deciso di dire la sua in questa forma per dar voce allo scontento degli esercenti dell’acropoli che ogni giorno si spendono col loro lavoro, ma anche col loro impegno civico per far fronte alle difficoltà congiunturali e strutturali che incontrano quotidianamente.

Le cifre riportate dai giornali in maniera bruta e non comparativa con il resto della penisola traghettano una immagine di Perugia sulla quale si gioca spesso per far leva sullo scontento serpeggiante e sulle evidenti problematiche che vive il nostro Centro, ma senza dar rilievo agli sforzi per invertire la tendenza e soprattutto a quanto si potrebbe fare.

Per questo ci appelliamo in questa sede a tutti gli attori che partecipano alla vita e alle sorti della città per mettere in evidenza la strada che bisogna decisamente imboccare e che si ravvisa nelle indicazioni stesse della Confcommercio nazionale laddove, dopo la constatazione della contrazione dell’offerta commerciale al dettaglio, evidenzia le modalità attraverso le quali questa crisi può essere arginata, soprattutto riconoscendo nel commercio al dettaglio e di prossimità una se non la maggiore espressione di salute delle nostre città, caratterizzate da centri storici culturalmente rilevanti e cuore identitario di intere aree urbane.

In particolare è la presenza del piccolo commercio a rappresentare l’argine allo spopolamento, al degrado, all’abbandono e all’incuria delle nostre vie e d’altro canto offre un porto alla coesione sociale, al controllo del territorio, alla sicurezza, oltre che far parte della offerta turistica per territori ricchi di tradizioni artigiane ed eccellenze che dovrebbero trovare spazio nell’offerta commerciale delle nostre città d’arte.

Chiediamo pertanto che non si lasci solo chi presidia il territorio investendo in questo la propria esistenza e le proprie sostanze, che vengano attuate tutte quelle misure ravvisate dalla relazione sopracitata della Confcommercio nazionale, ispirandosi a tutte le esperienze virtuose già sperimentate sul territorio nazionale da nord a sud, mettendo da parte interessi privati, speculazioni e politiche a breve raggio e per una decisa sterzata verso un modo di amministrare il nostro territorio che riconosca al piccolo commercio l’importante ruolo che riveste dal punto di vista economico e sociale.

 

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