Il Jazz è cultura, ricchezza interiore e materiale, così Vanni Capoccia

Il Jazz è cultura, ricchezza interiore e materiale, così Vanni Capoccia

Il Jazz è cultura, ricchezza interiore e materiale, così Vanni Capoccia. Il Conservatorio di Perugia con i corsi jazz, la Perugia Jazz Orchestra, la risorta Perugia Big Band, la stagione invernale del Jazz club Perugia, i tanti musicisti umbri che dall’apripista Gabriele Mirabassi in poi si stanno facendo onore svolgendo il ”mestiere” in Italia e all’estero sono la prova di cosa significhi il jazz nella vita culturale della nostra regione. Ed anche il fatto che finita la manifestazione di quest’anno si sia aperto un interessante dibattito su Umbria jazz è dimostrazione di quanto questo genere musicale sia radicato a Perugia e nella regione dell’Umbria.

È un bene che sia avvenuto e si sia aperta questa discussione centrata sullo spessore culturale di Umbria Jazz e sulla trasformazione del Teatro Turreno in un auditorium con il massimo di posti possibili; che se verrà realizzato, ne siamo certi, dimostrerà rapidamente d’essere un bene culturale ed economico della e per la città utilizzato tutti i mesi dell’anno: per il jazz, il teatro, i concerti, convegni e incontri.

Una consapevolezza che sarebbe bene raggiungessero albergatori, ristoratori e gestori delle attività commerciali che usufruiscono dei vantaggi che Umbria jazz induce dimostrando d’essere alla sua altezza: spingendo per il grande Turreno; mostrando vicinanza alla manifestazione; offrendo agli appassionati di musica (non turisti mordi e fuggi ma persone che spesso tornano ogni anno a Perugia) accoglienza, gentilezza, disponibilità; lasciando alle persone lo spazio necessario per muoversi liberamente, parlare, fare fotografie e ascoltare la musica di strada che è un corollario indispensabile ai giorni di Umbria Jazz.

Come si vede sono tutte questioni che chiamano in causa l’amministrazione comunale che dovrebbe prendere esempio dalla Galleria nazionale dell’Umbria aprendosi al jazz: intuendo che Perugia nel modo in cui accoglie musicisti e ascoltatori e si mostra loro racconta se stessa; non mettendo in campo ostacoli e resistenze verso un grande auditorium; facendo capire agli operatori commerciali che qualche piccolo contingente sacrificio porterà loro consistenti duraturi vantaggi nel tempo; rendendosi conto che è ingiusto (e incivile) far fare agli ospiti che si muovono per i luoghi del jazz lo slalom tra prepotenti automobili che invadono ogni luogo.

Insomma quello che serve – non tanto a Umbria jazz ma a Perugia e all’Umbria – è da parte dei perugini, degli operatori commerciali e degli amministratori comunali uno sguardo sentimentale (per certi versi musicale), lungo e aperto, che vada oltre i giorni di Umbria Jazz e copra Perugia tutti i giorni dell’anno.

Uno sguardo associato a parole e azioni consapevoli del fatto che la musica è un linguaggio universale che oltrepassa lingue, frontiere e confini, arriva nel profondo dell’intimità umana esprimendo e raccontando sentimenti personali e collettivi. È, sintetizzando, cultura. E la cultura, quando non è banalizzata e ridotta a solo mercato, diventa una ricchezza non solo interiore ma anche materiale, come Umbria Jazz e Festival del giornalismo dimostrano e gli operatori commerciali perugini constatano. Perugia, Umbria, Mondo.

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