All’Oratorio di Santa Cecilia sala gremita e applausi per il Coro Femminile Aurora diretto da Stefania Piccardi: un viaggio intenso tra laudi medievali, spiritualità francescana e tradizione popolare umbra
di Antonella Valoroso
Sala piena e partecipazione calorosa sabato scorso all’Oratorio di Santa Cecilia per “Echi d’Umbria – Sacro e profano in coro”, il concerto del Coro Femminile Aurora di Bastia diretto da Stefania Piccardi. Un progetto musicale costruito come un itinerario identitario, capace di restituire le due anime della tradizione vocale umbra: quella contemplativa e quella festosa, quella della preghiera e quella della piazza.
L’apertura è affidata ai canti devozionali e alle Laudi di Cortona, tra le più preziose testimonianze del Medioevo musicale umbro. Nelle rielaborazioni di Franco Radicchia e Lorenzo Donati, queste pagine antiche conservano la linearità modale e la purezza melodica originarie, ma si arricchiscono di armonie moderne che ne amplificano la forza espressiva. Il coro affronta il repertorio con misura e trasparenza timbrica, restituendo un suono compatto e luminoso, capace di creare un clima di autentica sospensione spirituale.
Il cuore del programma è dedicato a San Francesco d’Assisi, figura simbolo dell’Umbria e della spiritualità universale. La lauda “Sia laudato san Francesco” dialoga idealmente con il Preludio per il “Cantico del Sole” di Franz Liszt, proposto in un intenso momento pianistico da Federica Marchionni, e con le “Laudes creaturarum” di Mauro Zuccante. Tre linguaggi differenti – medievale, romantico e contemporaneo – convergono in un’unica visione: la fede come canto di gratitudine e armonia con il Creato. L’interpretazione del coro si distingue per equilibrio dinamico e cura del fraseggio, valorizzando tanto la dimensione meditativa quanto quella più solenne.
Nella seconda parte del concerto si cambia registro e colore. L’Antico Inno delle Scolte – “Il Coprifuoco” – funge da ponte poetico tra sacro e profano, introducendo i canti popolari rielaborati da Fortini, Basevi, Caraba e Bartolini. Qui emerge il volto più terreno e vitale dell’Umbria: melodie nate dalla tradizione orale che raccontano l’amore, il lavoro, le stagioni e la convivialità: da “Ecco maggio” a “L’invito”, dallo “Stornello del silenzio” a “Quanto è bello a fè l’amore”. Il Coro Femminile Aurora affronta queste pagine con freschezza espressiva e vivacità ritmica, restituendo l’ironia e l’energia schietta della cultura popolare senza perdere raffinatezza corale.
Il lungo applauso finale suggella il successo di una serata che ha saputo intrecciare memoria e presente coinvolgendo il pubblico in un racconto collettivo in cui la voce si è dimostrata un potente strumento di identità.

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