Marini ribadisce le sue dimissioni ma il consiglio ne riparlerà il 18

Marini ribadisce le sue dimissioni ma il consiglio ne riparlerà il 18

Marini ribadisce le sue dimissioni ma il consiglio ne riparlerà il 18

«Ribadisco le dimissioni trasmesse in data 16 aprile alla presidente Donatella Porzi». La presidente dimissionaria Catiuscia Marini ieri mattina si è presentata in Consiglio per motivare la sua scelta. «Le ragioni delle dimissioni volontarie – ha spiegato – non sono determinate da questioni personali ma da motivazioni politico istituzionali in quanto gli eventi impongono un confronto politico su temi che riguardano sia profili di ambito regionale sia nazionale e che pertanto mi inducono a motivarle davanti all’Assemblea Legislativa». Catiuscia Marini è indagata nella vicenda giudiziaria relativa ai concorsi truccati della sanità umbra.

Il suo discorso è durato in aula circa 40 minuti e ha spiegato tutto nel dettaglio: «La vicenda giudiziaria, che sta interessando aspetti gestionali ed amministrativi dell’Azienda ospedaliera di Perugia rappresenta un impatto rilevante nella nostra regione, sia per i contenuti stessi dell’indagine sia per l’effetto politico e mediatico prodotto anche sull’opinione pubblica. Ragioni di opportunità politica, istituzionale e di rispetto che nutro per l’incarico ricoperto mi hanno indotto per senso di responsabilità, per lealtà verso l’Istituzione regionale a dare le dimissioni nella giornata del 16 aprile e che oggi ribadisco in questa aula».

La presidente ha poi detto: «Voglio uscire a testa alta da questa vicenda so di aver bisogno di un tempo distinto per il percorso della giustizia che è diverso da quello politico-istituzionale. Spero solo, da cittadina, che la politica un giorno sappia recuperare maturità e legislazione adeguata non per sottrarre gli esponenti delle istituzioni dalla giustizia o dai processi ma per garantire regole chiare, imparziali per colleghi ed avversari politici, che rendano uguali i cittadini di fronte alla legge ed anche i rappresentanti delle istituzioni, dando piena attuazione ai principi costituzionali che così garantiscono la libertà e la democrazia.

E infine rivolta al suo partito, il Pd si è emozionata e con qualche lacrima ha detto: «Se il PD non ha questa forza viene meno il suo profilo di forza riformista, con cultura di governo, rispettosa dell’autonomia e indipendenza dei poteri. Non si può governare l’Italia con i sondaggi di giornata, bisogna avere visione e strategia al di là del consenso del momento. Solo così si evita di uccidere il futuro di un Paese. E con grande rispetto verso tutti e tutte, anche di chi non lo ha avuto per me, dico semplicemente GRAZIE».



L’assemblea legislativa, dopo il discorso della Marini, avrebbe dovuto votare le dimissioni della presidente, ma così non è stato. Dopo una mattinata ad alta tensione, tra una riunione e l’altra, alle 17 si torna in Aula. E il capogruppo Pd, Gianfranco Chiacchieroni chiede che il voto sulle dimissioni venga rinviato al 17 o al 18 maggio.

La minoranza non ci sta, prova ad andare al voto subito, ma niente da fare: alla fine si decide di congelare le dimissioni e rinviare tutto a venerdì 17 o a sabato 18.

A fine giornata la minoranza ha fatto una conferenza stampa improvvisata dove tutti hanno ribadito le dimissioni della Marini e di andare al voto subito: «È un grave errore procrastinare questa decisione L’Umbria non può aspettare oltre». E’ quanto ha detto il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Squarta. «Va evitata qualsiasi forma di melina: entro il 18 maggio è una formula insostenibile» – ha detto il consigliere Andrea Liberati del M5S. La presidente ha ribadito le sue dimissioni in aula. E il ‘cerchio’ andava chiuso subito». – ha detto Valerio Mancini della Lega Umbria. Mentre il consigliere Caludio Ricci (Gruppo Misto) «Oggi si conclude di fatto la decima legislatura. L’unico atto legittimo che l’Aula può fare sono la discussione e il voto sulle dimissioni».

 

 

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