Gianfranco Ricci, il momento più difficile del nostro giornalismo

Gianfranco Ricci, il momento più difficile del nostro giornalismo

Gianfranco Ricci, il momento più difficile del nostro giornalismo

di Gianfranco Ricci
Stavolta il nostro tradizionale colloquio telematico è un po’ più lungo del solito, ma le vicende che si stanno accumulando attorno al mondo dell’informazione sono così incalzanti e numerose che non vedo come potrei essere telegrafico nel dialogo che ormai da un paio di anni intrattengo con voi.

Spero soltanto di sapermi limitare al minimo del racconto per illustrare le vicende all’interno delle quali ci troviamo immersi come giornalisti. Il giornalismo italiano sta vivendo una crisi senza precedenti. E non soltanto perché il fascino dilagante delle moderne tecnologie minaccia di far prevalere la quantità dell’informazione sulla qualità. E neanche soltanto perché si afferma la polverizzazione dell’offerta editoriale.

Ma anche perché una parte della maggioranza governativa esplode ormai a raffica annunci di assalto al nostro Ente Previdenziale, l’Inpg, (Commissariamento in vista?) e di riannunci abolizionisti per la vita dell’Ordine varato da una legge nel 1963 e riammodernato di recente sia dal Parlamento, sia dalle proposte riformiste formulate dal Cnog.

I più eloquenti fra i membri del Governo annunciano addirittura l’Inpg commissariata nel prossimo autunno e l’Ordine abolito quasi in contemporanea. Stiamo snocciolando un duplice conto alla rovescia? Vediamo qualcuno dei singoli aspetti di questa complessa e tormentata vicenda.

ORDINE DEI GIORNALISTI: Vito Crimi, Senatore del Movimento 5stelle, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, continua a ripetere, in più occasioni pubbliche, che l’Ordine frena la libera espressione di chi vuol informare. Rileva, pertanto, che i diritti (sacrosanti, sia chiaro) non devono essere bloccati dalla deontologia, cioè dai doveri.

E proclama, per l’ennesima volta, la decisione governativa di spegnere la vita di un’Istituzione di diritto pubblico che, invece, si impegna non solo per difendere senza indugi la libertà di stampa, ma anche per tutelare l’esigenza dei doveri connessi, per esempio, alla verità e al rispetto delle persone. Crimi insiste: ‘’Se fosse dipeso solo da me l’Ordine non esisterebbe più da parecchio!’’.

Annuncia la voglia di stringere i tempi. Saranno sufficienti lui e i pentastellati per affermare una simile sentenza di morte? A noi pare che i temi dell’informazione competano al Parlamento, non al Governo.

E tantomeno a una parte del Governo. Dico questo non solo perché tutte le minoranze parlamentari si sono dichiarate contro l’abolizione, ma anche perché su certe libertà anche la Lega si è posta a difesa della libertà di informare: esempio clamoroso il recentissimo “no” leghista alla chiusura di Radio Radicale (organo di informazione a 360 gradi sostenuto da una allargata decisione delle Camere) che i grillini intendevano sopprimere fin da questo mese. Non c’è dubbio comunque che, fra Camera e Senato, il Governo se ottenesse compattezza potrebbe numericamente liberarsi di ogni resistenza.

INPG E LA MINACCIA DEL COMMISSARIAMENTO: L’Istituto della nostra previdenza, si sa, è un po’ assillato dalla negatività del bilancio.

Non ci sono più contratti per chi si avvia alla professione e i pensionati non vengono rimpiazzati. Quindi il patto piange. Ancora Crimi in scena: ‘’O l’Inpg dà un forte segnale di intervento sui conti, oppure scatta il Commissariamento’’. Fino a qualche settimana fa sembrava che l’ombra del Commissario potesse essere rinviata di parecchi mesi.

Poi il Governo ha fatto sapere che il termine massimo era il 30 dicembre. Ora i tempi sono stati ulteriormente accorciati: 30 ottobre. Da novembre, quindi, rivoluzione? Proprio, guarda caso, mentre si chiuderanno gli Stati generali sull’informazione convocati dal Governo che dichiara di volere il massimo confronto con tutte le parti in causa, ma intanto, nel pieno delle analisi in corso, non esita a riannunciare che certe decisioni sarebbero in pratica già prese.

Finzione scenica? Intanto il loquace Sottosegretario nelle ultime ore ha un po’ modificato il tiro: ‘’Per dare un sollievo alla cassa bisogna, intanto, togliere all’Inpg tutta la parte relativa agli ammortizzatori sociali e passarla all’Inps. Cioè Cassa integrazione, disoccupazione, contratti di solidarietà. Ma sarebbe un rimedio o l’inizio della vera fine?

IL CASO BORROMETI- RUOTOLO:

Una decina di giorni fa due giornalisti italiani molto noti, da tempo scortati perché minacciati da organizzazioni criminali alle quali coraggiosamente avevano dato fastidio, hanno inviato una lettera al presidente nazionale del CNOG annunciando di essersi “autosospesi” dall’Ordine non sopportando più di far parte di un gruppo che ospita anche Vittorio Feltri. Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo sono insorti all’indomani di un articolo di Feltri che, commentando la grave malattia di Andrea Camilleri, ha scritto ‘’quel terrone, quel coglione che ci ha rotto i coglioni’’.

Il tutto condito con un vistoso titolo in linea col pezzo. Hanno reagito i due colleghi: ‘’ Certe parole sono crimini contro la dignità del giornalista e ledono la credibilità di ognuno di noi. Per noi figli del sud sono espressioni inaccettabili. In gioco i valori della Costituzione . Nel giornalismo di Feltri c’è razzismo, omofobia, xenofobia.

Roba incompatibile per la nostra cultura’’. Carlo Verna ha risposto: ‘’Cari colleghi condivido la vostra amarezza, e se l’Ordine fosse un club al quale ci si iscrive liberamente , anche io di fronte a quelle parole mi sarei sospeso, però dall’Ordine, per legge, ci si può solo cancellare, astenendosi poi dalla professione, salvo il pieno diritto di manifestare comunque la propria opinione.

Poi, è chiaro, superata la fase della polemica ci si può riscrivere’’. Ed inoltre: ‘’Di fronte al rammarico per un giornalismo non condiviso deontologicamente, ognuno ha diritto di rivolgersi ai Collegi di disciplina , organismi creati dalla Legge Severino, peraltro, autonomi, non dipendenti cioè dall’Ordine’’. Feltri ha scritto una lettera a Verna: ‘’Io non sono il direttore di Libero, non rispondo dei suoi titoli! Piuttosto chiedo all’Ordine di difendermi dagli attacchi di certi colleghi’’-

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