Ospedale di Terni scontro tra cronoprogramma e progetti

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Il comitato cittadino contesta i piani per la sanità a Terni

La gestione dell’edilizia sanitaria nell’area meridionale dell’Umbria continua a generare un intenso dibattito tra le istituzioni e le rappresentanze cittadine. Al centro della discussione si trova il futuro dell’ospedale di Terni, una struttura considerata strategica per l’intero territorio regionale. Il Comitato per la difesa dell’Ospedale ha manifestato una crescente preoccupazione per lo stallo decisionale e per il peggioramento dei flussi di mobilità dei pazienti, sia sul fronte degli utenti che scelgono altre regioni per curarsi, sia per il calo di attrattività verso i cittadini extraregionali. Il ciclo politico avviato alla fine del 2024 con la nuova amministrazione regionale si trova a ereditare una situazione complessa, caratterizzata da anni di progetti rimasti sulla carta.

Dal project financing ai nuovi stanziamenti

La ricostruzione storica degli ultimi anni evidenzia una serie di passaggi cruciali e di battute d’arresto. Tra il 2023 e il 2024 sono naufragate le proposte di partenariato pubblico-privato presentate dal Gruppo Salini SALC per insostenibilità finanziaria. Parallelamente, nel 2023, la Giunta regionale aveva deliberato l’inserimento di un ampliamento tramite un intervento INAIL stimato in circa 100 milioni di euro, che tuttavia non ha avuto alcun seguito operativo. Al termine del precedente mandato della Giunta Tesei, un ulteriore atto deliberativo ha certificato una disponibilità finanziaria complessiva di 128 milioni di euro destinata alla struttura ospedaliera di Terni. Nonostante la presenza di questi fondi, gli interventi migliorativi recentemente eseguiti o in corso di attuazione vengono giudicati dal comitato come slegati da una reale programmazione generale.

La proposta alternativa del comitato

Il Comitato per la difesa dell’Ospedale ha elaborato una propria proposta dettagliata di ampliamento strutturale e rifunzionalizzazione tecnologica ed organizzativa. Il piano, presentato ufficialmente nel giugno 2025 alla Terza Commissione consiliare dell’Assemblea Legislativa e alla Presidenza della Giunta regionale, mira a ottimizzare i servizi di emergenza per le patologie tempo-dipendenti, come infarti e ictus. L’associazione evidenzia l’attuale irrazionalità logistica della struttura, dove la sala angiografica si trova a quasi 200 metri di distanza dal Pronto Soccorso e richiede il superamento di sette piani di dislivello. La proposta cittadina prevede un cronoprogramma quinquennale, con una proiezione fino al 2030, per realizzare opere specifiche. Gli interventi proposti comprendono il completamento dell’anello viario interno, un parcheggio da 300 posti auto, l’ampliamento del Pronto Soccorso di 700 metri quadrati, l’installazione di nuovi ascensori e l’edificazione del Nuovo Blocco Sud con 300 posti letto e ambulatori.

Lo studio sulle aree e le criticità finanziarie

La Giunta regionale ha presentato il 20 dicembre 2025 i risultati di uno studio commissionato dall’Azienda ospedaliera a una società di Reggio Emilia. Questo documento valuta l’individuazione di aree idonee alla costruzione di un presidio interamente nuovo, includendo la zona di Colle Obito. Lo studio stima un costo d’intervento compreso tra i 550 e i 770 milioni di euro. Il comitato contesta fermamente questa impostazione a causa della totale assenza di coperture finanziarie pubbliche certe, uno scenario che esporrebbe l’ente a livelli di indebitamento bancario impraticabili secondo le normative vigenti. I rappresentanti civici temono che la scelta di perseguire un’opera totalmente nuova possa tradursi in tempi di realizzazione lunghi decenni o in un drastico ridimensionamento futuro dei posti letto disponibili.

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