Sindacati umbri denunciano infortuni sul lavoro e chiedono azioni

Cgil, Cisl e Uil sollecitano interventi concreti per migliorare la sicurezza

Umbria in zona rossa per morti sul lavoro nel 2025, 14 decessi, insieme a Marche e Abruzzo

Sindacati umbri denunciano infortuni sul lavoro e chiedono azioni

I dati del 2024 confermano che gli infortuni sul lavoro in Umbria sono in aumento, nonostante una leggera riduzione del numero di morti. Nei primi sette mesi dell’anno, si sono registrati 6.292 denunce di infortunio, con un incremento di 281 rispetto al 2023, mentre il numero di decessi è passato da 17 a 11. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno rilanciato da Foligno la loro piattaforma unitaria su salute e sicurezza, chiedendo che questo tema sia al centro delle discussioni politiche, specie in vista delle prossime elezioni regionali.

Durante un’assemblea con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls e Rlst), i sindacati hanno criticato l’assenza di risposte da parte delle istituzioni locali e delle associazioni datoriali, nonostante la piattaforma sia stata presentata già dieci mesi fa. L’incontro è stato aperto dal segretario regionale della Cisl Umbria, Riccardo Marcelli, con interventi successivi dei rappresentanti di tutte le categorie. Hanno partecipato anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Umbria: Maria Rita Paggio, Angelo Manzotti e Maurizio Molinari. La riunione si è conclusa con l’intervento di Sebastiano Calleri, responsabile nazionale della salute e sicurezza di Cgil.

I dati INAIL mostrano che il settore più colpito dagli infortuni è quello dell’industria e dei servizi, con 4.623 denunce nei primi sette mesi del 2024. Nel dettaglio, si contano 1.252 incidenti nell’industria, 652 nell’artigianato e 1.112 nel terziario. Il comparto agricolo ha visto un lieve aumento, con denunce passate da 435 a 453. A livello provinciale, gli infortuni sono aumentati a Perugia, da 694 a 813, mentre a Terni sono cresciuti da 120 a 130. In quest’ultima provincia, il numero totale di denunce è però sceso da 1.250 a 1.215, mentre nella provincia di Perugia sono aumentate da 4.761 a 5.215.

Le classi d’età più colpite dagli infortuni sono quelle comprese tra 45 e 59 anni. I sindacati hanno evidenziato l’importanza delle modifiche normative e dell’aumento delle risorse per gli organi di controllo, che hanno contribuito a intensificare le indagini e le verifiche nei luoghi di lavoro. Tuttavia, questo impegno è stato ritenuto insufficiente, soprattutto nei settori ad alto rischio come agricoltura ed edilizia, dove l’irregolarità del lavoro rimane una preoccupazione costante.

Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto che la Regione promuova una collaborazione continua tra INAIL, INPS, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Carabinieri e USL per garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure. Tra le priorità individuate, c’è la necessità di ridurre il lavoro in nero e assicurare retribuzioni giuste e assunzioni regolari. Le istituzioni locali devono avere un ruolo attivo in questo processo, secondo i sindacati.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la formazione, che deve coinvolgere non solo i lavoratori italiani ma anche quelli stranieri. I sindacati hanno sottolineato la necessità di investimenti in tecnologie e materiali innovativi che possano ridurre la pericolosità delle attività lavorative e migliorare la sicurezza. Inoltre, hanno ribadito l’importanza di promuovere una cultura della sicurezza già nelle scuole superiori, affinché le future generazioni di lavoratori siano consapevoli dei propri diritti e doveri.

Le organizzazioni sindacali hanno criticato la Giunta Regionale dell’Umbria per non aver accolto le loro richieste, ad eccezione di un’ordinanza sui colpi di calore nei settori edilizio e agricolo, emanata in ritardo ma ritenuta comunque efficace nel prevenire incidenti legati a condizioni climatiche estreme. I sindacati hanno ribadito la necessità di estendere questo tipo di interventi e di ottenere risposte dalle istituzioni e dalle imprese su tutti i punti sollevati nella loro piattaforma.

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