ORVIETO – La socialità, il fare comunità in modo solidale, sono valori assoluti per una qualsiasi città, nel modello occidentale identificati soprattutto dalla “piazza” e dal “mercato”. Ora ad Orvieto abbiamo la fortuna di avere e di interpretare culturalmente entrambi gli spazi, in modo anche inconsciamente autentico…Le piazze e il mercato sono ancora vivi, sono reali, non sono superaffettazioni a scopo turistico-commerciale…Questo è un immenso valore che va in scena ogni giorno, per le piazze e il Corso, due volte a settimana,(al Giovedì e al Sabato), per il mercato…con il mercato di prossimità affiancato a quello generico: un miracolo!
Tra l’altro è proprio questo l’aspetto che ci consente di distinguerci come orvietani, essere Cittaslow ed ospitare la Sede Internazionale, al centro di un grande progetto per 186 Cittaslow in 28 paesi. E sì, perché per Cittaslow la chiave di tutto è: mettere in valore quello che si è e quello che si ha, senza autodistruggersi. Il tutto a favore delle future generazioni e del pianeta. Il mercato in questo approccio che è prima culturale e poi politico, non è secondario, diventa simbolo e strumento di un modo nuovo di “specchiarci” in noi stessi: come vogliamo essere? Cosa vogliamo diventare?
Allora parlare di Mercato Cittaslow in Piazza Duomo va ben al di là del semplice radunare alcuni, peraltro veri produttori dell’agroalimentare o dell’artigianato di alta qualità e alcuni trasformatori d’eccellenza, per “fare mercato”. Diventa strumento di una risocializzazione della città, di un modo nuovo di produrre e di consumare(rivolti al cittadino co-produttore, tanto caro a Carlìn Petrini), di promuovere e realizzare una microecomia locale attiva e vincente, capace di assicurare futuro alle famiglie dei produttori e artigiani, di difendere il paesaggio, l’ambiente naturale e la cultura materiale locale, ben di più e meglio di un qualsiasi museo.
Il piccolo Mercato Cittaslow è dunque prima di tutto una scommessa con noi stessi e per noi stessi: i preziosi caprini di Canonica o del Peglia, la pasta dai grani locali, il capocollo di Castelgiorgio o l’aglio di Proceno, i caffè o cacao del mercato equo e solidale, le caldarroste del Cimino by Veraldo, il miele e i tozzetti d’Orvieto, il raro idromele, la Gorgonzola di Abbiategrasso, il vino di Greve, il pesto di Levanto, i tartufi di Acqualagna, possono anche finire presto, andare venduti tutti e subito perché qui, al Mercato Cittaslow, c’è un valore in più: il senso del limite. Quando è finito, stop, il banco chiude, con tante grazie agli affezionati clienti.
Al fondo, rimane sempre lo sforzo di lavorare tra soggetti diversi, vicini nello spazio o vicini nello spirito, per darsi un destino migliore, cum-laborare per essere migliori e più forti. Il Mercato è la strada giusta per raggruppare attorno al Comune di Orvieto Cittaslow tutti i soggetti, e sono tanti, del commercio, dell’agricoltura, del turismo, dell’artigianato, dell’associazionismo, culturale e sociale, dei genitori e della scuola, per costruire a più voci e a più mani la Cittaslow che vogliamo. Buon Natale slow!

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