Treni pendolari Umbria, cresce l’allarme per la direttissima

Treni pendolari Umbria, cresce l'allarme per la direttissima

Timori per la direttissima e possibili rallentamenti dei collegamenti

Si allarga il fronte delle contestazioni attorno alle nuove regole che potrebbero modificare l’utilizzo della direttissima tra Roma e Firenze per numerosi collegamenti ferroviari utilizzati quotidianamente dai cittadini umbri. Dopo il confronto istituzionale tra Regione e Autorità di regolazione dei trasporti, ora entrano direttamente nel dibattito anche i rappresentanti dei pendolari, che denunciano possibili conseguenze rilevanti per migliaia di viaggiatori.

Al centro della questione c’è la delibera numero 49 dell’Autorità di regolazione dei trasporti, un provvedimento che ridefinisce alcuni criteri per l’accesso alle infrastrutture ferroviarie e che, secondo il Coordinamento dei comitati dei pendolari umbri, potrebbe penalizzare diversi convogli utilizzati ogni giorno per raggiungere Roma e altre destinazioni strategiche del Centro Italia.

Il nodo della classificazione dei convogli

Nella lettera aperta pubblicata dal Coordinamento emerge una forte critica al sistema individuato per classificare i treni pendolari. Secondo i comitati, il criterio si basa esclusivamente sull’orario di partenza dalla stazione di origine e non sull’effettiva fascia oraria di arrivo a destinazione.

Una scelta che, secondo i pendolari, non rispecchierebbe le esigenze reali di lavoratori, studenti e utenti del trasporto pubblico. Il timore riguarda soprattutto quei treni che partono pochi minuti prima dell’inizio delle fasce considerate protette ma che arrivano nelle principali città negli orari normalmente utilizzati per l’ingresso al lavoro o a scuola.

Tra i convogli indicati come particolarmente esposti figurano i regionali veloci 4539, 4565, 4721 e 4095, utilizzati quotidianamente da migliaia di persone dirette verso la Capitale. Per il Coordinamento, questi collegamenti dovrebbero continuare a beneficiare delle tutele previste per il traffico pendolare.

I rischi per i collegamenti da Roma verso l’Umbria

Le preoccupazioni non riguardano soltanto le corse del mattino. Anche i collegamenti pomeridiani sono considerati strategici dai rappresentanti dei viaggiatori.

Particolare attenzione viene rivolta ai treni in partenza da Roma Termini nelle prime ore del pomeriggio, utilizzati da studenti, insegnanti e lavoratori che rientrano in Umbria. L’eventuale trasferimento di alcuni convogli sulla linea lenta potrebbe determinare un significativo allungamento dei tempi di percorrenza.

I timori riguardano anche le coincidenze ferroviarie garantite in nodi fondamentali come Orte, dove numerosi passeggeri proseguono il viaggio verso Orvieto, Chiusi, Firenze e altre destinazioni dell’Italia centrale. Un aumento dei tempi di viaggio potrebbe quindi produrre effetti a catena sull’intero sistema della mobilità regionale e interregionale.

La questione dell’Alta Velocità

Nella lettera aperta i pendolari evidenziano inoltre il rischio di una crescente predominanza dei convogli ad Alta Velocità nell’utilizzo delle infrastrutture più performanti. Secondo questa interpretazione, i servizi ferroviari finanziati attraverso il contratto di servizio pubblico potrebbero trovarsi progressivamente in posizione subordinata rispetto ai treni di mercato.

La conseguenza, secondo i comitati, sarebbe una possibile saturazione della direttissima e una minore disponibilità di tracce ferroviarie per i collegamenti regionali e interregionali che collegano Umbria, Toscana, Marche e Lazio.

Regione e sindacati in campo

La vicenda continua intanto a essere seguita dalle istituzioni regionali. L’assessore ai Trasporti della Regione Umbria, Francesco De Rebotti, ha promosso un confronto con sindaci e amministratori locali per approfondire gli effetti della delibera e valutare le possibili iniziative da intraprendere.

Nelle stesse ore, scrive Luca Bendetti su Il Messaggero, sono intervenute anche diverse organizzazioni sindacali del settore ferroviario. Filt Cgil, Uiltrasporti, Orsa Trasporti e Ugl Ferrovieri hanno espresso forti perplessità sugli effetti delle nuove disposizioni, chiedendo maggiore attenzione alle peculiarità infrastrutturali dell’Umbria.

Secondo le sigle sindacali, l’eventuale instradamento sistematico dei convogli sulla linea lenta rischierebbe di aumentare sensibilmente i tempi di percorrenza. In alcuni casi, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, i ritardi potrebbero accumularsi a causa della necessità di seguire treni che effettuano tutte le fermate intermedie, con un impatto significativo sull’efficienza del servizio.

Il confronto resta quindi aperto. Nei prossimi giorni proseguiranno gli approfondimenti tecnici e istituzionali su una questione che interessa direttamente migliaia di utenti del trasporto ferroviario umbro e che potrebbe influenzare il futuro dei collegamenti tra l’Umbria e le principali città del Centro Italia.

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