Piccole imprese, Regione immetta nuova liquidità per reggere peso crisi

 
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Piccole imprese, Regione immetta nuova liquidità per reggere peso crisi

Piccole imprese, Regione immetta nuova liquidità per reggere peso crisi

“La Regione accolga le richieste del mondo delle piccole imprese, artigiani e commercianti dell’Umbria, che chiedono di poter disporre quanto prima di maggiore liquidità per reggere il peso della crisi di questi mesi e sostenere il costo della prossima riapertura”: Lo sostiene il consigliere regionale Fabio Paparelli (PD), sottolineando come le stesse imprese “si aspettino che venga immessa nuova liquidità nel sistema finanziario regionale, in aggiunta alle misure del governo, anche attraverso la concessione di piccoli prestiti a 10 anni, a costo zero, per far fronte rapidamente alle spese contingenti ed indifferibili, come bollette, tasse, imposte e costi fissi”.

IN SINTESI
Per il consigliere regionale del Partito democratico Fabio Paparelli è necessario che la Regione immetta nuova liquidità in favore di piccole imprese, artigiani e commercianti, in aggiunta alle misure del Governo, affinché possano far fronte alle spese indifferibili come tasse, bollette, imposte e costi fissi. Per Paparelli servono misure più impellenti di quelle in conto capitale per investimenti o nuove assunzioni annunciate dalla Giunta regionale. La Regione, secondo Paparelli, “più che criticare in continuazione il Governo dimostri di avere a cuore il futuro delle piccole imprese che attendono risposte concrete”.

“Ricordo – prosegue Paparelli – che le stesse associazioni di categoria, hanno richiamato la Regione al proprio ruolo senza sottrarsi all’impegno di integrare le misure del Governo con fondi propri, così come è accaduto in tante altre regioni d’Italia. A tale scopo, l’eventuale ricorso a Gepafin che non può essere destinataria di fondi diretti dalla Regione in quanto ente vigilato dalla Banca d’Italia e non agenzia in house regionale, deve poter passare per procedure corrette e trasparenti e soprattutto da risorse adeguate a reggere il peso della crisi della piccola e piccolissima impresa umbra. In tal senso – spiega – ritengo che le stesse misure a fondo perduto annunciate recentemente dalla Giunta regionale, non sono l’esigenza più impellente del sistema delle imprese, il cui imperativo attuale è la sopravvivenza e non certo azzardare investimenti o nuove assunzioni, come richiedono il tipo di contributi in conto capitale, annunciati dalla Regione“. Secondo Paparelli, “in questa primissima fase, meglio concentrarsi sulla liquidità e sulle misure per il credito agevolato, anche pensando alle stesse famiglie umbre.

Per sostenere il reddito dei lavoratori e delle famiglie umbre servirebbe, ad esempio, un fondo di rotazione che consenta l’anticipo della cassa integrazione in deroga. Servirebbero inoltre bonus per le famiglie, a cui poter attingere anche per il pagamento di bollette e spese indifferibili come imposte e tasse, per tutti i nuclei familiari che non superano un reddito complessivo di 40mila euro all’anno. Se le misure del Governo messe a disposizione per la cosiddetta ‘Fase 2 dell’emergenza’ possono essere sicuramente migliorate, a partire da una riapertura differenziata tra territori approvata con il consenso unanime della Conferenza delle Regioni, quelle della Regione sono azioni che sono rimaste ancora sulla carta, prive di immediata operatività”. “Per questo motivo – conclude – esiste ancora uno spazio temporale utile per rimodulare il programma di aiuti attraverso un confronto costruttivo tra Regione, parti sociali e le stesse forze di minoranza. La Regione, dunque, più che criticare in continuazione il Governo dimostri di avere a cuore il futuro delle piccole imprese che attendono risposte concrete, prima che sia troppo tardi”.

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