Sindacati, Regione e Comune uniti: ora il Governo decida
Una vertenza complessa, che intreccia emergenza sociale, fragilità finanziaria e scelte strategiche sul futuro industriale dell’Umbria, è approdata oggi alla Seconda commissione consiliare regionale riunita a Terni per fare il punto sulla crisi della Moplefan, realtà di riferimento del polo chimico ternano. Nel corso della seduta, convocata al Centro multimediale e presieduta da Letizia Michelini, è emersa con forza la richiesta di un’azione corale e tempestiva da parte di tutte le istituzioni per evitare che la situazione degeneri oltre il punto di non ritorno.
La Commissione ha ascoltato le preoccupazioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, che hanno descritto una condizione ormai insostenibile tra stipendi incerti, contenziosi aperti con i creditori e timori concreti per il futuro occupazionale. I rappresentanti dei sindacati – Stefano Ribelli (Cgil), Simone Sassone (Cisl), Doriana Gramaccioni (Uiltec), Diego Mattioli (Ugl chimici) e David Lulli (Rsu Moplefan) – hanno ricordato come Moplefan non sia solo un’azienda, ma un presidio industriale essenziale per Terni e per l’intera economia regionale, sottolineando il rischio di deindustrializzazione di un’area già duramente provata.
Al centro della discussione l’intervento dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti, che ha ricostruito il percorso degli ultimi mesi, segnati da una crisi di liquidità progressivamente aggravata dal mancato supporto del sistema bancario. Dopo la validazione del piano aziendale da parte di Kpmg, il dossier era approdato al tavolo nazionale con l’obiettivo di coinvolgere Sace a garanzia del prestito bancario, con una copertura pari al 50 per cento di un finanziamento complessivo stimato attorno ai 10 milioni di euro, a cui si sarebbe aggiunto un contributo, seppur più contenuto, delle banche umbre.
Quel percorso, tuttavia, si è interrotto a settembre, quando gli istituti di credito hanno formalizzato il loro no, bloccando di fatto un’ipotesi di rilancio che sembrava finalmente percorribile. Nel frattempo il quadro aziendale è peggiorato: la produzione è ferma da mesi, il debito cresce, i macchinari restano inutilizzati e il clima interno si appesantisce, con lavoratori costretti a fare i conti con una prospettiva sempre più incerta e con l’avvio solo parziale degli ammortizzatori sociali.
Per cercare di arginare l’emergenza, la Regione ha sollecitato il ricorso alla cassa integrazione, chiedendo al Ministero di riconoscerla con urgenza, così da garantire almeno una minima tutela di reddito ai dipendenti in questa fase di stallo. De Rebotti ha annunciato l’invio di una nuova lettera al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per rafforzare la richiesta, definita non più rinviabile.
Lo scenario più recente illustrato alla Commissione riguarda però la possibile discesa in campo di Invitalia, individuata dal Ministero come unico strumento operativo oggi sul tavolo per provare a sbloccare la vertenza. L’ipotesi prevede che l’agenzia nazionale partecipi con una quota di credito verso l’azienda e con un ruolo diretto nella governance per un periodo di cinque anni, affiancando così il percorso di risanamento e rilancio industriale.
In parallelo, è stata segnalata l’esistenza di una manifestazione di interesse da parte di un soggetto produttivo manifatturiero israeliano, pronto a investire circa 5 milioni di euro nell’impianto, a condizione che Invitalia entri effettivamente nell’operazione. Secondo quanto riferito, sono già state avviate le procedure di scambio di documentazione tra Moplefan e Invitalia, ma i tempi della due diligence e delle verifiche rischiano di non essere compatibili con l’urgenza rappresentata dai lavoratori e dalle istituzioni locali.
La presidente Michelini ha annunciato l’intenzione di predisporre un atto di indirizzo condiviso che impegni la Giunta regionale e coinvolga in modo unitario tutti i parlamentari umbri, con l’obiettivo di esercitare una pressione politica forte e coordinata sul ministro Adolfo Urso e sul tavolo ministeriale. L’idea è quella di presentarsi come un fronte compatto – Regione, Comune di Terni, sindacati, consiglieri regionali e rappresentanti umbri in Parlamento – per chiedere tempi certi e decisioni chiare sul destino dell’azienda.
Duro il giudizio dell’assessore allo Sviluppo del Comune di Terni Sergio Cardinali, che ha parlato di una “incapacità complessiva del sistema istituzionale” nel sostenere la criticità di Moplefan, ricordando come risorse pubbliche promesse cinque anni fa non siano mai state effettivamente rese disponibili. Il timore espresso è che Terni e l’Umbria possano perdere un altro tassello del proprio tessuto manifatturiero, alimentando un processo di svuotamento industriale dentro e intorno al polo chimico.
Nel dibattito è intervenuto anche il vice presidente della Commissione, Enrico Melasecche (Lega), che ha ricordato come la precedente Giunta regionale avesse destinato circa 15 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione al polo chimico ternano, anche per migliorarne i fattori localizzativi e renderlo più attrattivo per nuovi investimenti. Da qui la proposta di verificare se una parte di quelle risorse possa essere orientata in modo mirato a sostegno del sito Moplefan, a integrazione di un eventuale intervento di Invitalia e del partner industriale estero.
Tutte le parti intervenute hanno insistito sulla necessità di non disperdere il patrimonio di competenze specialistiche e di know-how accumulato in decenni di attività, un valore considerato cruciale non solo per l’Umbria ma per l’intero sistema industriale nazionale. La prolungata sospensione della produzione, è stato sottolineato, rischia di corrodere irreversibilmente questo capitale umano, compromettendo le possibilità di rilancio anche nel caso in cui gli strumenti finanziari dovessero finalmente sbloccarsi.
Nel frattempo, la vita quotidiana dei lavoratori resta sospesa, tra assemblee, incontri sindacali, convocazioni ai tavoli e attese esasperanti di decisioni che non arrivano. La richiesta che sale da Terni è di un segnale rapido, concreto e verificabile da parte del Governo, che confermi l’intervento di Invitalia, definisca il perimetro dell’investimento privato e metta in sicurezza, almeno nel medio periodo, occupazione e prospettive produttive dello stabilimento.
In questo quadro, la Seconda commissione regionale ha scelto di “fare quadrato” attorno alla vertenza, assumendo come priorità la tutela del lavoro e la salvaguardia di un nodo industriale ritenuto strategico per l’Umbria. Il messaggio che arriva dal confronto di Terni è chiaro: senza una decisione rapida sul coinvolgimento di Invitalia e sull’investitore israeliano, ogni giorno che passa rende più difficile e costoso riportare Moplefan in condizioni di normale operatività, con ricadute pesanti sull’intero polo chimico.

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