L’Umbria affronta sfide economiche: la ricerca di CNA Umbria

Dati preoccupanti sul futuro economico della regione secondo CNA Umbria

L’Umbria affronta sfide economiche: la ricerca di CNA Umbria

L’Umbria affronta sfide economiche: la ricerca di CNA Umbria

I risultati della recente indagine condotta dal centro studi Sintesi per CNA Umbria delineano un quadro economico della regione che presenta diversi aspetti critici. Secondo quanto emerso, l’Umbria sta perdendo la sua capacità di attrarre investimenti e talenti, e per invertire questa tendenza è necessario concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro qualificati, in particolare per i giovani altamente scolarizzati. È cruciale, inoltre, fornire supporto alle imprese nella ricerca di nuovi mercati e nell’accesso al credito, oltre a migliorare la competitività territoriale, anche attraverso iniziative per promuovere l’indipendenza energetica.

Michele Carloni, presidente di CNA Umbria, ha evidenziato che, nonostante la ripresa post-pandemia e una modesta crescita nel 2022, l’economia regionale potrebbe subire una stagnazione nei prossimi mesi. Aggiunge che il contesto attuale è influenzato da fattori esterni, come l’impatto dei dazi e l’aumento dei costi energetici, previsto in crescita del 44% tra gennaio 2024 e gennaio 2025. Le proiezioni per il 2025 indicano una crescita del PIL di solo lo 0,5%, una contrazione degli investimenti dello 0,6% e un incremento dei consumi limitato all’1%.

Alberto Cestari, ricercatore del centro studi Sintesi, ha presentato i dati della ricerca, evidenziando come il PIL regionale sia aumentato dell’1,1% nel periodo 2019-2024, dopo aver subito un forte arresto a causa del Covid. Tuttavia, gli investimenti delle imprese, che nel quinquennio hanno visto una crescita complessiva del 38%, hanno mostrato segnali di stagnazione, con un incremento di appena lo 0,6% nel 2023 e previsioni di diminuzione per l’anno in corso. L’inflazione, che ha raggiunto una media del 16,6%, ha inciso negativamente sulla propensione al consumo degli umbri: nel 2024 si prevede una crescita della spesa dello 0,4%, mentre per il 2025 le aspettative sono di una lieve ripresa dell’1%.

Sul versante occupazionale, si segnala una crescita significativa, con oltre 14mila posti di lavoro in più rispetto al 2019, specialmente nei settori dell’industria (+13%) e delle costruzioni (+17%). Tuttavia, il numero complessivo delle imprese è diminuito del 2,6%, con una contrazione più marcata tra gli artigiani (-4,8%). I settori più colpiti comprendono il commercio, l’agricoltura, la manifattura e i trasporti, mentre il turismo ha mostrato un andamento positivo, superando nel 2024 i livelli pre-pandemia con una crescita del 6% rispetto al 2023 e un incremento del 10% nei flussi turistici internazionali.

Relativamente all’export, si è registrato un aumento del 39% nel periodo analizzato, con un calo limitato al solo 2023, principalmente riconducibile alla metallurgia nella zona di Terni. Tuttavia, il settore del credito alle imprese ha evidenziato una diminuzione significativa: i prestiti erogati alle micro e piccole aziende sono calati del 24%, con un abbattimento dell’8,9% solo nel 2024. Su un totale di 9 miliardi di euro di credito, l’80% è andato a imprese con oltre 20 dipendenti.

Dal punto di vista della creazione di valore aggiunto, i servizi hanno rappresentato il 71%, l’industria il 21% e il commercio il 5%. Nel periodo 2023-2024, le costruzioni hanno avuto una crescita notevole del 15%, mentre i servizi hanno mantenuto una certa stabilità e la manifattura ha subito un calo del 6%. È emersa anche un’analisi sugli appalti pubblici, i quali hanno portato in Umbria risorse superiori a 2,8 milioni di euro, principalmente per progetti legati al PNRR, a sostegno del settore delle costruzioni.

Roberto Giannangeli, direttore di CNA Umbria, ha sottolineato che, nonostante le imprese abbiano ampliato le loro dimensioni e investito in innovazione e sostenibilità, l’economia regionale fatica a tenere il passo con le trasformazioni in atto. A livello nazionale, l’Italia si trova a fronteggiare un ingente debito pubblico, mentre l’Europa sembra sempre più in difficoltà di fronte alle sfide globali. La necessità di una maggiore integrazione e semplificazione appare evidente, anche se non tutti i Paesi membri sono disposti a finanziare investimenti comuni.

Carloni ha ribadito l’urgenza di adottare misure per diversificare i mercati internazionali, a partire da bandi che facilitino la partecipazione delle PMI umbre a fiere internazionali. È fondamentale supportare le imprese nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali per mitigare gli effetti dei dazi. La competitività territoriale va migliorata, e l’autoproduzione di energia e le comunità energetiche rinnovabili possono rappresentare opportunità per creare posti di lavoro di qualità. Sono richieste nuove politiche regionali per incentivare la creazione di comunità energetiche nei Comuni con oltre 5mila abitanti.

In conclusione, si avverte la necessità di nuove misure per facilitare l’accesso al credito per le micro imprese, non solo per gli investimenti, ma anche per affrontare le problematiche di liquidità. Solo attraverso azioni concrete sarà possibile generare opportunità lavorative di qualità, fondamentali per contrastare l’inverno demografico e rendere l’Umbria nuovamente attrattiva per i giovani.

Francesco De Rebotti, alla sua prima apparizione pubblica come neo-assessore allo sviluppo economico, ha manifestato un atteggiamento positivo e ha anticipato l’intenzione di avviare una fase di concertazione tra la Regione e le forze sociali, con particolare attenzione a misure di sostegno per l’internazionalizzazione e l’energia.

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