Una boccata d’ossigeno per l’Inpgi, evitato per 6 mesi commissariamento

 
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Una boccata d’ossigeno per l’Inpgi, evitato per 6 mesi commissariamento

da Gianfranco Ricci
Non pochi di voi, frastornati dalle non esaltanti notizie che ruotano attorno ai destini dell’Inpgi, hanno avuto la cortesia di chiedermi qualche delucidazione sulle dinamiche che scandiscono l’affannato presente del nostro Istituto di previdenza.

Girano nella categoria comprensibili allarmi:  ‘’L’Inpgi crolla? Cosa sarà delle nostre pensioni presenti  e future? E’ vero che arriva il Commissario e che, quindi, l’intera situazione verrà trasferita all‘Inps? Cambiando Istituto si rischia, individualmente, di perdere un po’ di quattrini?’’.

E così via, tra decine di interrogativi che angustiano non solo chi la pensione ce l’ha, ma anche quelli che lavorano per conquistarla.

Nel maremagnum delle tesi e delle ipotesi cerchiamo di mettere in fila un po’ di situazioni.

Partendo da realtà inequivocabili: da diversi anni il bilancio Inpgi, azzoppato fra l’altro dalla crescente carenza di giornalisti a stipendio vero, è in rosso. Tanto che è scattata, dal fronte governativo, la minaccia del commissariamento. Il 30 ottobre era la data di scadenza programmata. C’è stata una benevola dilazione al 30 dicembre. Eravamo, dunque, agli sgoccioli. Ma ieri è arrivata la boccata di ossigeno: nel corpo del decreto Mille proroghe il Sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, ha inserito il rinvio del Commissariamento al 30 giugno 2020.

Quindi almeno per altri sei mesi l’Inpgi non sarà sotto tutela esterna e pertanto allontanerà il timore di transitare armi e bagagli all’Inps.

E nel contempo potrà sperare che si concretizzi (in che modo è tutto da vedere) la leggina varata qualche mese fa per il passaggio dei Comunicatori nel nostro Istituto.

Se si inserissero migliaia di Comunicatori scatterebbe l’afflusso nella cassa di ‘’sangue fresco’’, capace – asseriscono gli esperti – di restituire dignitosa vitalità al bilancio.

E’ indispensabile aggiungere subito che una parte dei Comunicatori ha già diffuso note di forte scetticismo di fronte all’ipotesi di spostare le proprie tende nel cuore di un Istituto il cui  ‘’piatto piange’’. Si tratterà, insomma, di coinvolgerli convincendoli dei vantaggi che otterrebbero diventando pedine Inpgi. La questione – lo si intuisce – è più politica che meramente giornalistica.

E  la politica c’entra mille volte di più perché da oggi alla fine di giugno sarà chiamata a manifestare concretamente una precisa volontà di salvare l’Istituto che è simbolo di vertice del giornalismo italiano. Parliamoci chiaramente: se crolla l’Inpgi  scivola lungo un pendio inarrestabile tutto il sistema: la Federazione (anche nelle sue articolazioni regionali riceve robusti sostegni economici  proprio dall’Inpgi), l’Ordine(conditio per entrare in Inpgi) e perfino la Casagit, che pure negli ultimi tempi  ha allargato ad altri settori la platea degli iscritti.

La politica ha ( o dovrà avere) un ruolo fondamentale: per esempio bloccando o impedendo il consenso alla valanga dei prepensionamenti ancora una volta richiesti dagli editori. Nell’eventualità sollecitata dagli editori dalle casse Inpgi sparirebbero almeno altri 3 milioni di euro. Un massacro! E comunque è singolare che, mentre tutti gli ammortizzatori sociali gravano sulle casse statali, questo dell’editoria incide per intero sul nostro Istituto di previdenza.

Domanda legittimna: ‘’Tutta la politica è cieca e sorda di fronte all’ipotesi che vada a gambe all’aria l’intero sistema che governa l’autonomia del giornalismo italiano?

No, in realtà ci sono anche forze e persone che perlomeno vengono in scena per affermare il desiderio che ‘’i giornalisti possano continuare il loro lavoro in libertà. La professione non va svuotata, come, invece, piacerebbe a quelli che amano l’informazione autonoma e priva di lacci telecomandati’’.

Sintesi finale: nei sei mesi venturi si gioca la partita decisiva. O ci si adopererà, su ogni fronte, per evitare il crollo generale degli enti di categoria, oppure si apre il semaforo verde a chi pensa che il tanto peggio equivalga al tanto meglio.

E’ evidente, colleghi, che nelle prossime settimane, i nostri contatti saranno anche più consueti del solito. Ci sono da tutelare valori, non solo quattrini.

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